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Cast
  • Irene Papas
  • Francisco Rabal
Produzione
  • Zeta-a-Elle

N.P. Il segreto (1971)

Regia

Silvano Agosti

Trama

Cambio di registro per Agosti al suo secondo film, si tratta di un fantascientifico-socialpolitico come ne venivano girati ai tempi (i più o meno coevi I cannibali della Cavani e Hanno cambiato faccia di Farina).

Ambientato in un prossimo futuro (che Agosti rappresenta senza effetti speciali utilizzando installazioni artistiche visionarie, design dei mobili futuristici, città deserte e ambienti bianchi e asettici pieni di computer, bottoni e schermi video) in cui il protagonista interpretato da Fernando Rabal costruisce un macchinario in grado di trasformare i rifiuti in cibo e preconizza un futuro completamente meccanizzato in cui gli uomini non serviranno più nel ciclo produttivo. La scoperta è troppo importante per lasciarla in mano all’inventore e i poteri forti, Chiesa e Stato, decidono di impossessarsene facendo sparire il personaggio di Rabal. Viene così ad instaurarsi una società disumanizzata in cui il proletariato diventa completamente assistito, disciplinato e zittito (viene elargito un sussidio per tutti da ritirare in un inquietante distributore automatico che permette di vivere) realizzando così una sorta di social-fascismo alla Orwell 1984.

Il Mereghetti lo definisce “un apologo fantascientifico invecchiato in fretta” e, se ha ragione per quanto riguarda la regia piena di grandangoli deformanti e gusto pop ormai sorpassato ma sempre piacevole da riscoprire, per quel che riguarda il contenuto che tocca problemi come la meccanizzazione totale della società (che è il vero problema sociale di cui dibattono economisti e filosofi dei nostri giorni) e parla di una sorta di “reddito di cittadinanza” che diventa sussidio improduttivo (vi ricorda qualche discussione politica odierna?) e di un ritorno ad un dispotismo generalizzato del mondo, forse è la critica del Mereghetti che è “invecchiata in fretta”…

Completamente, a mio parere, ingiustificata anche quella del Giusti (“noia mortale, messa in scena ai limiti del ridicolo” – perché?-) più azzeccate quelle che si trovano in rete (vedi Davinotti) che definiscono il film piacevole e interessante ma disordinato e confuso con spreco di notevoli attori come Rabal ma, soprattutto Ingrid Thulin e Irene Papas (che ci concede però un fuggevole topless).

A sorpresa abbondante assai il product placement. Intanto la MERCEDES BENZ di cui vediamo una concessionaria ed una delle poche auto utilizzate (quella del sequestro di Rabal), le auto sono quelle del 1970 anche se il film è ambientato nel futuro. ZOPPAS e SALVARANI che forniscono mobili e elettrodomestici sono ringraziati nel finale in una lunga lista di brand tra cui anche PEPSI COLA e ESSO (che appaiono nel film). MAGNETI MARELLI, HEINEKEN, e i negozi VALENTINO, PICCADILLY, ORTOMERCATO e sicuramente dimentico qualcosa.


Trama a cura della redazione di

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