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Cast
  • Evelyn Stewart
Produzione
  • Doria Film

Il giardino delle delizie (1967)

Regia

Silvano Agosti

Trama

Il giardino delle delizie, primo lungometraggio di Silvano Agosti, è film gemello del capolavoro di Vittorio De Seta di un anno prima Un uomo a metà. Entrambi girati in un bianco e nero ricercatissimo, entrambi con un montaggio antinarrativo, entrambi pieni di flash back e rovelli di coscienza di un uomo della borghesia in crisi. Entrambi, infine, con un attore francese come protagonista, Jacques Perrin per De Seta, Maurice Ronet per Agosti.

Però, mentre De Seta guarda principalmente ad Antonioni, Agosti sposta l’attenzione sugli anni della contestazione e dei figli dei fiori, sull’anticlericalismo e sull’esplosione della famiglia tradizionale guardando più a Bellocchio di cui è stato per anni collaboratore.

In pratica un film ben ancorato al suo tempo i cui sperimentalismi e la sua voglia di uscire dalla narrazione classica sono apprezzabilissimi a tutt’oggi. Si narra delle “avventure” di una coppia di freschi sposi che stanno passando il viaggio di nozze all’ HOTEL LIDO e, tra i primi screzi con la moglie incinta e gli incubi del passato (bambino è cresciuto in una famiglia bigotta e piena di problemi e ipocrisie con un rapporto di amore/odio con la sorella) porterà il protagonista ad avere un rapporto sessuale con una misteriosa donna presente all’hotel. Nella versione che avrebbe voluto Agosti la donna era la sorella dell’uomo ma, causa censura, è diventata una sconosciuta cambiando radicalmente il punto di vista, eliminando l’incesto ed attenuando  così la forza anti-establishment del film.

Resta comunque un’opera assolutamente interessante impreziosita dalla presenza di due bellissime e bravissime attrici che hanno attraversato i 60/70 una da protagonista, Lea Massari, l’altra, Ida Galli aka Evelyn Stewart, specializzatasi nel film di genere (in particolare western e gialli) e che ha qui probabilmente il suo ruolo più importante da protagonista in un film d’autore.

Il Mereghetti : “Film dalla difficile vicenda produttiva, montato, rimontato, censurato (…) eccede in intellettualismo”. Che, ci permettiamo, non vuol dir nulla. Ma del resto anche Un uomo a metà di De Seta  viene definito dallo stesso Dizionario “faticoso e intellettualistico”, ovvero come con due parole che riflettono più i problemi dello spettatore che non quelli del film si liquida un capolavoro da riscoprire.

Una macchina fotografica Technika e una marca di sigarette sono i soli product placement del film.


Trama a cura della redazione di

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