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Cast
  • Tilda Swinton
Produzione
  • Plan B Entertainment

Okja (2017)

Regia

Joon-Ho Bong

Trama

La parabola ascendente di Bong Joon-ho che lo ha portato all’Oscar con Parasite inizia nel 2003 con il suo secondo film, una rivelazione al Far East dove fu presentato, Memories of murders che attualmente è tornato in circolazione nel circuito cinematografico. Poi ha trovato altri picchi di popolarità con il capolavoro Mother e con il suo approdo ad Hollywood con Snowpiercer.  Nel 2017 il suo nome torna ancora in primo piano perché Okja da lui diretto è il primo film prodotto per lo streaming ad essere presentato in concorso a Cannes causando polemiche piuttosto inutili.

Insomma un autore che difficilmente lascia indifferenti ma proprio Okja è probabilmente la sua opera più debole, lontano anni luce dalla durezza implacabile di Memories e di Mother, non ha l’ironia intelligente di Parasite ma scade più volte in un grottesco non necessario (i personaggi interpretati da Jake Gyllenhaal e Tilda Swinton, soprattutto il primo, sono insopportabili invece di essere divertenti e Bong fallisce l’operazione che gli era riuscita molto bene in The host, ovvero coniugare cinema di genere con tematiche sociali ed ecologiche.

Il film non è in verità bruttissimo ma non è compatto e Bong ha una propria idea ben chiara di come condurre la storia in esso contenuta. Si comincia con la grottesca figura di Lucy Mirando che per far soldi lancia la creazione di un nuovo supermaiale da allevare per offrire carne al popolo. Si passa in un’atmosfera disneyana in cui vediamo la ragazzina Mija tra idilliaci monti coreani vivere la sua vita in simbiosi con il supermaiale Okja con cui gioca e si diverte. Poi passiamo ad una parte action con spettacolari effetti speciali in cui Okja viene indirizzato verso gli USA per fare la fine per cui è stato creato, l’inseguimento di una disperatamente tenace Mija decisa a salvare l’animale-amico, l’intervento di un gruppo di animalisti capeggiati da Paul Dano che hanno un piano, lasciare che Okja venga portato in America per documentare come vengono trattati gli animali per farne salsicce e filetti per poi salvarlo. Infine la parte finale è un susseguirsi di stravaganze e satira non granchè centrata con esagerazioni cartoonesche.

Il fine del film è quello di un’accusa allo sfruttamento intensivo degli animali, al cibo pieno di ormoni che viene messo in circolazioni e l’assoluto asservimento all’arricchimento come unico obiettivo degli industriali dell’alimentazione contro qualsiasi morale, lodevole ma degno di maggior approfondimento che non uno sguardo continuamente incerto tra l’ironico, il sentimentale e il politico.

Tutto il mondo dei social più conosciuti viene citato all’interno del film (Instagram, Facebook, Twitter, Youtube, Google) mentre il product placement premia principalmente Hyundai, Apple e Coca cola. Benetton citato ma non in positivo.


Trama a cura della redazione di

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