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Les statues meurent aussi (Anche le statue muoiono) (1953)
Regia
Alain Resnais
Trama
Altra cosa è Anche le statue muoiono (1953) che inizia anche questo come film sull’arte (stavolta non quadri ma statue, particolarmente statue di arte “negra”) ma poi diventa un vero e proprio documentario tra l’etnografico e l’antirazzista e anticoloniale. “Quando gli uomini muoiono fanno il loro ingresso nella storia. Quando le statue muoiono fanno il loro ingresso nell’arte. Questa botanica della morte è ciò che noi chiamiamo cultura” queste sono le parole d’introduzione al film su sfondo totalmente nero. Il testo à di Chris Marker, il documentarista dal punto di vista formale forse più famoso di sempre, un artista che ha aperto una via nuova alla non-fiction anticipando anche l’autofiction. Anch’egli alle prime armi registiche incontra professionalmente Resnais e con lui girano quest’opera tutta rivolta al mondo africano, alla loro arte primigenia, alla perdita della loro identità con l’arrivo della colonizzazione, al razzismo del mondo bianco. E’ con una frase dolorosa e dura che Marker sottolinea questo passaggio: “il nero-schiavo è diventato il nero-pagliaccio”. La loro arte, i loro riti, le loro danze diventano spettacolo ad uso dei bianchi e alla commercializzazione. “Il film è ancora una meditazione, meno lirica delle precedenti ma ugualmente intensa, sull’irrecuperabilità del tempo e della memoria storica dentro un presente che tutto omologa e snatura.” (*) Tutti questi corti “sono modelli d’analisi estetica e d’efficacia emozionale.” (**) (voto 7)
Trama a cura della redazione di
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