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Cast
- Elissa Landi
- Francis Lederer
- J. Farrell MacDonald
- Henry Stephenson
Produzione
Man of two worlds (1934)
Regia
J. Walter Ruben
Trama
J. Walter Ruben è stato uno sceneggiatore e regista di film a basso budget hollywoodiani, molto prolifico negli anni Trenta del Novecento (una ventina di film portano la sua regia in quel decennio) che ha diretto alcune opere di buon interesse. Una di queste è Man of two worlds (1934), un film ambientato per buona parte in una Groenlandia ricostruita negli studi della RKO e che vede protagonista il cacciatore eschimese Aigo appena sposatosi con la bella Guninana e in attesa di un figlio. Nel villaggio dove vive arrivano due esploratori inglesi che hanno l’obbiettivo di catturare animali esotici per portarli in Europa. Per far questo ingaggiano Aigo dietro il compenso di… uno specchio. Aigo lascia il villaggio e si imbarca con i due uomini per compiere la caccia. Mentre vive con loro comincia ad apprendere usi e lingua dei “bianchi” e si infatua di una donna vista in fotografia (la figlia del capospedizione). Alla fine della spedizione chiede di non tornare alla sua terra ma di raggiungere l’Inghilterra per conoscere la donna sofisticata della foto. Giunto in abiti borghesi tra i “civilizzati” viene trattato come una bestia rara da esibire e ingannato dalla donna di cui si è innamorato, che gli fa credere di volergli bene fino a quando Aigo non cerca di avere… qualcosa di più. Ricacciato come pericoloso nella sua terra, si ritrova ad essere uomo di due mondi che non trova più posto né nell’uno, né nell’altro. Rischia di morire ma poi ritrova la sua vita quando incontra il figlioletto al villaggio. Il film è godibile con la sua miscela di argomenti che ritroveremo poi in film come Ombre bianche di Nicholas Ray o ne Il ragazzo selvaggio di Truffaut e con uno sguardo al Nanook di Flaherty. Gli attori principali sono tutti europei emigrati negli Stati Uniti, lo è Francis Lederer (Aigo) di origini austriache così come Elissa Landi (l’amata da Aigo), nata a Venezia ma se dicente discendente di nobili austriaci, lo è anche Steffi Duna ungherese come Bela Lugosi che qui interpreta l’esotica Guninana. Il film affronta con uno sguardo hollywoodiano (quindi non troppo sofisticato) quegli argomenti che questo tipo di film di solito affronta, lo spaesamento del “selvaggio” di fronte al mondo moderno, la supponenza di superiorità coloniale degli europei, la scoperta da parte dell’emigrato alla disonestà intellettuale di una società che viene scalfita dalla sua ingenua rettitudine. Un film che ho recuperato da una vecchia vhs e che era stato trasmesso dalla ahimé defunta Cineclassics, che gioiellini del genere era d’uso recuperare. (voto 6,5)
Trama a cura della redazione di
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