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Nuit et brouillard (Notte e nebbia) (1956)
Regia
Alain Resnais
Trama
Nel 1955 la follia nazista era passata da soli 10 anni e Resnais con la sua cinepresa si reca sui luoghi dove si sono consumati i massacri del genocidio degli ebrei. Luoghi che ancora non sono stati ripuliti e organizzati per accogliere turisti della memoria. Tra rovine, erba che copre luoghi, locali sudici e macchinari in decadenza si ricorda quello che avveniva in quei posti che potevano altrimenti essere luoghi di villeggiatura, normali campi da lavorare o normali prati. Avveniva lo sterminio di massa di un popolo, di gente raccolta in tutta Europa e uccisa solo perché apparteneva ad una razza. Una strage degli innocenti che Notte e nebbia, il documentario di poco più di 30 minuti Alain Resnais gira montando queste immagini con quelle che documentano le atrocità. Cadaveri ammassati e spostati con le ruspe, gente di meno di trenta chili costretta a lavori forzati, rinchiusi in massa in capannoni-camerate a lottare per non morire di fame, di freddo di malattia, attendendo la fine che se non arrivava per queste cause sarebbe poi arrivata nelle “docce” di gas, nei forni crematori. Un filmato che tutt’oggi fa venire i brividi, più atroce e “inguardabile” di tanti horror sanguinari creati per fiction e divertimento. Cosa vi è di più terribile della visione di corpi martoriati da scienziati folli (quelli veri non dei film di serie B) come erano i medici e gli infermieri nazisti o di vedere il materiale “residuo” immagazzinato e pronto per essere utilizzato per altri scopi: “I capelli delle donne costavano 15 centesimi al kg, se ne facevano tessuti; le ossa danno concime, un esperimento pare riuscito; con i corpi, quei corpi senza sangue e privi di grasso si faceva sapone; quanto alla pelle…” e seguono immagini di fogli di pelle umana che sostituisce la carta con disegni fatti probabilmente da bambini tedeschi. Un capolavoro che dovrebbe passare per televisione tutti gli anni nei giorni della memoria, senza indorare la pillola con fiction lacrimevoli su quei giorni. Questo era. Immagini secche e dure. Il monito finale del commento scritto da Jean Cayrol è di guardarsi attorno per vedere che accanto a noi non vi siano assassini sotto mentite spoglie pronti a ripetere quello che è successo. E mi pare che la guardia si stia abbassando… “(Resnais) scuote le coscienze con un documentario che sconvolge, per essere, nella sua scarna scrittura, la prima alta testimonianza sull’Olocausto, una <> pudica ma scioccante di materiale d’archivio d’inedita crudezza. Resnais continua ad alimentare la sua ostinazione classificatoria. Solo che questa volta non classifica libri o album illustrati. Classifica gli orrori della Storia” (voto 8) (*)
Trama a cura della redazione di
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