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Cast
  • Alain Chabat
  • Francois Civil
  • Adele Exarchopoulos
  • Benoit Poelvoorde
  • Mallory Wanecque
Produzione
  • StudioCanal

L'amour ouf (L’amore che non muore) (2024)

Regia

Gilles Lellouche

Trama

Conosciuto più per le sue interpretazioni da attore, Gilles Lellouche è anche regista ed è giunto al suo quarto lungometraggio (più un episodio del non certo memorabile Gli infedeli del 2012). Il suo ultimo film, l’innocua commedia 7 uomini a mollo (2018) non poteva certo far pensare a questo fiammeggiante, eccessivo crime-romance che ha avuto un grande successo in Francia (candidato anche a 13 Cesar), L’amore che non muore (2024). Una “brava” ragazza, Jackie, che vive con il padre dopo la traumatica morte della madre in un incidente stradale, si innamora di un piccolo teppista che esce da una famiglia proletaria con un padre più impegnato a portare a casa i soldi per la sopravvivenza, facendo un lavoro duro e privo di soddisfazioni, che non a dare un supporto educativo al figlio. Il ragazzo dal nome insolito, Clotaire, finisce nelle spire della criminalità al soldo di Benoit Poelvoorde, che abbandona i suoi soliti ruoli da commedia per interpretare un improbabile boss. Finirà in galera per coprire un omicidio commesso dal figlio del boss e verrà ingannato dall’avvocato della famiglia criminale che gli fa prendere 12 anni al posto del vero colpevole. Quando esce dalla prigione ha due obbiettivi, vendicarsi e tornare dall’amata Jackie che non ha mai dimenticato ma che ora è sposata ad un altro… Lellouche racconta la storia senza ritegno, tutto viene ammantato da colori iperrealistici, comprese le brutte fabbriche di cui è costellata la città del nord della Francia, ai confini con il Belgio. Fa “poesia” con il colore delle pozzanghere inquinate, con l’eclissi di sole e il suo ricordo, con i campi al tramonto. La prima parte sembra un Tempo delle mele girato con il senso dell’estetica glamour sparata di Beineix, Kounen o Besson. In ogni immagine, in ogni movimento di macchina cerca di stupire lo spettatore che, abbastanza presto, comincia a scoprire il gioco artefatto e a l’archietettura kitsch più che autoriale. Un modo di far cinema, anche nostalgico, che evidentemente ha fatto breccia nonostante tutto e, in effetti, c’è il godimento dell’eccesso, del trash colorato, dello sfolgorio attrattivo. (voto 6) La prima sequenza vede una fila di Mercedes recarsi ad un incontro con un’altra banda ed è il primo product placement del film in cui vediamo anche Fila, Nokia, Technics e JVC (marche vintage visto che siamo negli anni 80), Nike, Cherokee.

STEFANO BARBACINI

Trama a cura della redazione di

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