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Cast
  • Pauline Carton
  • Sacha Guitry
  • Lana Marconi
Produzione
  • Union Cinematographique Lyonnaise (UCIL)

Le comedien (1948)

Regia

Sacha Guitry

Trama

Omaggio al padre, Lucien Guitry, grande attore teatrale a cavallo dei due secoli XIX e XX, che nel 1948 Sacha Guitry realizza portando sullo schermo il suo testo teatrale Le comedien. Guitry racconta velocemente l’infanzia del padre e il suo amore per il teatro maturato già a 13 anni e quando Lucien, spronato dal padre, comincia a mietere successi teatrali e recita i più importanti ruoli del teatro francese (una carrellata di pezzi teatrali ci vengono presentati), poi il film passa ad un lungo episodio che riguarda l’incontro di Lucien con una sua fan che ne diventerà l’amante nonostante i trenta e passa anni di differenza (interpretata dall’ultima moglie di Sacha Guitry l’alta e bella Lana Marconi di origini romene anch’essa giovanissima: anche nella vita Sacha replica Lucien?). Quando la ragazza pretenderà di recitare la parte di protagonista in una commedia in cui recita Lucien pur non essendone in grado il legame si romperà perché “il rispetto del pubblico viene prima dell’amore”. Ultima parte del film con gli ultimi anni del padre raccontati alla presenza del figlio come personaggio. Sacha Guitry interpreta entrambi i ruoli, padre e figlio, in una connessione e identificazione quasi assolute, entrambi sono uomini narcisisti, boriosi e grandi attori che recitano sempre, anche nella vita: “Io recito dalla mattina alla sera. Non smetto mai di recitare. Non credo che la mia vita avrebbe potuto essere diversa. Il mio doppio sono io. Il vero me è l’attore. Al ristorante, quando chiedo il pane, mi esibisco. Io recito e lo faccio anche quando sono solo. Lo considero un attore che mi dà risposta e gliela rimando”. Questo testo è una vera dichiarazione d’amore per il padre e per il mestiere d’attore ma anche una confessione di autoincensamento spudorato. “Una carriera piena di successi, una vita da nababbo. Il piacere irresistibile dell’ostentazione. Un ego smisurato (…)” scrive Edgardo Franzosini nel suo saggio La leggerezza del megalomane in appendice a Memorie di un baro di Sacha Guitry (Adelphi editore) per poi riportare la consapevolezza di questo in una frase esemplare detta dallo stesso Guitry: “Quando si vide per la prima volta sullo schermo, gli sembrò di aver capito per quale ragione non fosse simpatico a molti: <<Ho un non so che di perentorio, e direi anche di infallibile, che mi rende abbastanza odioso>>”. Questo è Le comedien e vale per Lucien e per Sacha, o almeno Sacha così ci mostra nel doppio ruolo parlando del padre ma anche di sé stesso. Il film, che risente eccessivamente dell’origine teatrale, ed è un atto d’amore per la scena assoluto, raggiunge il punto più alto quando ci propone l’aneddoto in cui Lucien mentre interpreta in sul palcoscenico Pasteur (un altro testo teatrale da lui scritto e poi trasposto anche in film) e recita il personaggio che scrive una lettera, la scrive realmente e la indirizza, dandola poi ad un altro attore che la farà avere a colei a cui è destinata e la lei è Eleonora Duse che è spettatrice in un palco del teatro. (voto 6)

STEFANO BARBACINI
 

Trama a cura della redazione di

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