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Cast
  • Emmanuelle Devos
  • Natacha Regnier
Produzione
  • France 2

La vie domestique (2013)

Regia

Isabelle Czajka

Trama

Una giornata di ordinaria disperazione di alcune casalinghe francesi viene descritta nel film La vie domestique (2013) di Isabelle Czajka, storia tratta dal romanzo di Rachel Cusk Arlington Park. Se una protagonista vi possiamo trovare tra i personaggi questa è Juliette (Emmanuelle Devos), moglie e madre introdotta durante una serata passata col marito in cui incontrano un imprenditore maschilista e razzista, molto, ironicamente, civile… comunque. A parte qualche piccola considerazione a latere appena arrivano a casa Juliette non ci va troppo pesante a commentare l’orrendo personaggio ed è questo a mio parere quello che ci vuol dire la Czajka, la mancanza di ribellione di troppe donne che si adattano al proprio status famigliare in secondo piano rispetto agli uomini. Juliette è un ex insegnante che ha lasciato il lavoro per seguire il marito e ora sta cercando, inutilmente, di riavere un’occupazione nel campo culturale che le ridia un po’ di vitalità e amor proprio. Ma come dicevo all’inizio lei non è la sola protagonista, attorno a Juliette girano altre madri frustrate nelle loro ambizioni, nel loro doversi occupare dei figli, nel constatare (come fa la madre di Juliette) di aver passato la vita per servire il marito e i figli. L’esasperazione della situazione viene rappresentata da una giovane che ha soffocato la bambina di due anni e l’ha buttata nel laghetto del parco. Un atto assurdo ma che non è altro che l’esasperazione della condizione di donne lasciate sole e abbandonate a sé stesse. Un film che, è vero “è un modesto però molto azzeccato ritratto del soffocamento delle vite di madri di famiglia di una periferia opulenta in cui Emmanuelle Devos rinuncia a forzare la porta della sua gabbia dorata” come scrive Dominique Martinez a pag. 103 di Positif n. 751 ma a mio parere è più modesto che azzeccato, la regista non affonda veramente mai il coltello, si limita ad esporre e non a trascinare lo spettatore verso il problema presentato un po’ troppo da saggista più che da cineasta. Avrebbe dovuto rendere ancora più estremo il racconto, asciugato di parole, ma la Czajka non è Chantal Ackerman. Vi è però la scena finale (non uno spoiler) piuttosto interessante in cui Juliette senza dirlo esplicitamente rifiuta l’invito del marito ad andare a letto perché vuole fumarsi prima una sigaretta. Dal montaggio perfetto capiamo che anche dopo aver fumato non succederà niente. E’ interessante come il fumare che di solito al cinema significa soddisfazione post coito qui sia atto per evitarlo. (voto 5,5) Una scena all’interno di un Auchan (a sua volta product placement) permette di mettere in mostra le insegne di McDonald’s, Darty e Mango; sul desco di casa di Juliette troviamo i cereali Tresor della Kellogg’s a colazione e durante una cena una bottiglia di acqua San Pellegrino.

Trama a cura della redazione di

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