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Cast
- Kyoko Hinami
- Shinnosuke Mitsushima
- Kippei Shîna
Produzione
Ai naki mori de sakebe (The Forest of Love) (2019)
Regia
Sion Sono
Trama
Finalmente! Quando pensavo che il Sion Sono più puro, cioè quello totalmente impuro e sregolato, senza limiti linguistici, antiborghese e nichilista, gore e demenziale, fosse finito con Guilty of Romance dell’ormai lontano 2011 (con la parentesi un po’ diversa ma comunque riconducibile in qualche modo a “quel” Sion Sono di Antiporno del 2016), andando a cercare tra i film che non avevo ancora visto del regista arrivo alla produzione Netflix The forest of love (2019) (esiste sia il lungometraggio di 2 ore e mezzo che la serie in sette episodi). Dopo una quindicina abbondante di opere (lunghi, corti, segmenti, serie tv) di diversa qualità ma votate quasi sempre al mainstream e allo young adult, con poco del Sono “maggiore”, finalmente un’opera sregolata che fa letteralmente a pezzi la sorority collegiale e la famiglia borghese. Si inizia con le notizie su un serial killer che uccide ragazzine; si passa alla storia di alcune collegiali, in particolare le due amiche (?) Taeko e Mitsuko legate da un passato traumatico che ha visto morire una loro compagna di scuola (che amavano fino al lesbismo) e un tentativo di suicidio collettivo a cui le due sono sopravvissute; poi le loro storie si intrecciano con quelle di una troupe cinematografica di dilettanti che vogliono fare il loro primo film. Ma l’elemento che farà esplodere il film sarà l’arrivo di Joe Murata, un cantante di mezza età, glamour e capace di fare innamorare di sé tutte le donne (giovani o vecchie) e di convincere gli uomini a dargli soldi e fiducia nonostante sia chiaramente un truffatore contaballe. Taeko, Mitsuko e i tre della troupe cinematografica cadono ai suoi piedi, anzi programmano tutti insieme un film proprio sulla vita di Joe Murata che nella fiction diventa il serial killer della cronaca… Piano piano i rapporti finiranno nel sadomasochismo sempre più spinto e coinvolgeranno famigliari e amici delle ragazze fino ad una parte finale finalmente ultra-gore a cui il Sono più scatenato ci aveva abituato anni fa. Il film è un frullato delle sue opere che lo hanno reso famoso (che non vuol dire che sia meglio di quelle) ed è finalmente un gradito ritorno a qual periodo. (voto 7+) Nel product placement alcune marche tecnologiche come Sony, Sharp, Hitachi e Kawai, marche d’abbigliamento Lacoste e Nike e due false (penso) marche di birra Yes beer e Ishii che, azzardo, fanno la “parodia” di Yebisu e Ashai.
Trama a cura della redazione di
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