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Cast
- Sharif Andoura
- Guillaume Canet
- Alba Rohrwacher
Produzione
Hors-saison (Le occasioni dell’amore) (2023)
Regia
Stephane Brize
Trama
Il cinema francese degli ultimi vent’anni ha avuto una varietà di stili e generi, una capacità di osare, un’autorialità forte che in quello italiano si trova in quantità ben più ridotta. Ma se al cinema italiano è stato sempre imputato di guardarsi troppo l’ombelico, il difetto di buona parte di quello francese sono quelle specie di saggi esistenziali e sul rapporto di coppia molto parolai e assai tediosi. Le occasioni dell’amore (2023) da questo punto di vista è esemplare. Mathieu (Guillaume Canet) è un attore famoso in crisi d’identità che si concede un breve periodo di riposo, in una struttura situata in un paesino marittimo, per un trattamento di talassoterapia che dovrebbe rimetterlo in bolla. Ha una moglie a Parigi molto impegnata che non ha granché tempo di dedicargli. Ad un certo punto viene avvicinato da Alice, una donna con cui è stato quindici anni prima e che ha lasciato per la moglie attuale, una bellissima donna dello spettacolo. Lei in qualche modo non ha mai superato il trauma della rottura anche se si è rifatta una vita con un marito e una figlia, ma è evidentemente insoddisfatta. Si confrontano due frustrazioni e si sa fin dall’inizio come finirà… Tra Breve incontro di David Lean (1945) e Un uomo, una donna (1966) di Lelouch (ma senza la maestria classica del grande regista inglese ne la sfrontatezza impudica del connazionale), Stephane Brizé (che ha fatto di meglio) inizia in modo promettente con inquadrature asettiche, in campo lungo, spesso dall’alto che ricordano lo stile di Ostlund e di altri registi nordici, ma poi si lascia affondare in un mare di melassa fatto di dialoghi scontati, messaggini con i disegnini ed esistenzialismo da Harmony che trova il suo punto più basso nell’inserto spurio in cui viene raccontata la storia di un’anziana amica di Alice che cerca il riscatto nel matrimonio omosessuale per riscattare una vita buttata al fianco di un uomo che non amava, tanto insopportabile nella sua ostentata “politically correctness”, quanto lo sono i due performer che durante la sequenza della festa imitano gli uccelli. Uno dei problemi dell’opera è anche Alba Rohrwacher, un’attrice indubbiamente bravissima (unico passaggio eccezionale del film è proprio la sua scena in cui racconta i suoi fallimenti con una capacità recitativa da applausi) ma che nei film che interpreta porta con sé perennemente un senso di buonismo, di “volemose bene”, di ordinarietà pelosa, di sorrisi alla vita da parrocchia della domenica,6 che ammanta un po’ tutto. (voto 5) Più che una Volkswagen, un impianto Yamaha e una bottiglia di Coca Cola, non si ravvisa altro product placement.
Trama a cura della redazione di
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