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Cast
- Whit Bissell
- Michael Landon
- Yvonne Lime
Produzione
I was a teenage werewolf (1957)
Regia
Gene Jr. Fowler
Trama
Ma il suo primo ruolo notevole, seppur secondario, è quello di Vic, uno dei teenager del cult I was a teenage werewolf (1957). Il film è il primo della serie dei teenage horror che rinnovano la tradizione dei mostri della Universal sotto la luce del nuovo pubblico di giovani studenti ribelli alle convenzioni della famiglia tradizionale e attratti dai primi successi del rock’n’roll (non per niente I was… era uno dei film favoriti da Elvis Presley). La storia racconta di un ragazzo del college, Tony (interpretato da un Michael Landon giovanissimo prima di diventare star televisiva in Bonanza e La casa della prateria), che ha grossi problemi a gestire la rabbia. Fondamentalmente un bravo ragazzo ma che cova un’irrequietezza (generazionale?) che lo porta a reagire violentemente per ogni piccolo scherzo o screzio. Gli viene consigliato dalla polizia (per non finire in galera) di rivolgersi dal noto Dr. Alfred Brandon (Whit Bissell già dottore in Il mostro della laguna nera e prof. Frankenstein in La strage di Frankenstein pure del 1957, che poi sarà protagonista nel film L’uomo che visse nel futuro del 1960), uno scienziato pazzo che dovrebbe curarlo con l’ipnosi ma che invece lo tratta da cavia per sperimentare un siero che deve far regredire l’uomo allo stato animale. Infatti Brandon è convinto che l’unico futuro dell’umanità sia quello di far tornare gli uomini al loro stato primitivo (e quindi non si capisce perché diventi un lupo mannaro e non una scimmia… ma vabbeh…). Se lo scienziato vivesse oggi avrebbe modo di sperimentare, senza sieri, le sue teorie visto che ci stiamo tornando a quello stato senza bisogno di sostanze regredenti e, chissà, per assurdo, non abbia ragione e, invece di andare verso la distruzione totale del mondo, non ci sia un futuro di speranza proprio per questo… (atroci dubbi). Tony non diventa un lupo mannaro tipico della tradizione folkloristica, non si trasforma solo quando c’è luna piena (ma in generale quando sente trillare campanelli o telefoni…) e può tranquillamente essere ucciso con normali pallottole non per forza d’argento. Prima di fare la fine che tutti si aspettano, fa a tempo ad uccidere un paio di studenti e studentesse (tra cui la sexy Dawn Richard, modella che proprio quell’anno ha avuto gli onori del paginone centrale di Playboy…) e a farsi giustizia sul dr. Brandon. Nel film vi è anche “Zorro” Guy Williams nei panni di un poliziotto. E il nostro Kenny Miller? Ha un momento di gloria durante un party iniziale in cui canta anche una canzone: “Fu il primo film nel quale cantai. Feci una memorabile canzone intitolata ‘Eenie Meenie Miney Moe’. Normalmente, tu canti una canzone in studio e poi durante le riprese vai in playback. Ma questo era un film fatto drasticamente senza soldi. Io andai allo studio di registrazione e non c’era nessuna orchestra. Mi dissero che quando avrebbero sonorizzato il film avrebbero suonato la musica. Ho anche dovuto ballare con Cindy Robbins a metà canzone senza musica.” La canzone alla fine risultò mal sincronizzata (resta comunque un pezzo piacevole e Miller è bravo) e l’attore racconta che alla premiere si vergognò tantissimo della cosa. Il regista Gene Fower Jr. (più che altro un conosciuto montatore che lavorò con Lang, Fuller e Cassavetes tra gli altri e che ha anche diretto una manciata di film a budget bassissimo) se consideriamo la penuria di fondi fa un discreto lavoro, trucco decente, buone scelte di montaggio e brevi accenni di attenzione all’esagerazione mediatica e alla preoccupazione che la rabbia giovanile possa trasformarsi in qualcosa di criminale se non ascoltata. “Tipico film del periodo con rock’n’roll, danze, pugni e traumi giovanili” (The Psychotronic Encyclopedia of film). (voto 6+) Chissà se l’autofficina di Ed Jones inquadrata ad un certo punto era reale o una ricostruzione scenica, potrebbe essere l’unico product placement del film.
STEFANO BARBACINI
Trama a cura della redazione di
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