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Cast
- Carol Kane
- Dorrie Kavanaugh
- Steven Keats
Produzione
Hester street (1975)
Regia
Joan Micklin Silver
Trama
L’esordio di Joan Micklin Silver fu ben accolto già dalla sua uscita nel 1975 ma ha avuto una seconda risonanza critica quando una copia restaurata fu presentata al Festival di Cannes nel 2020, proprio l’anno in cui la regista, a 85 anni, morirà. Hester street, ambientato nel Lower East Side di New York tra immigrati ebrei provenienti dall’Est Europa, è tratto dal romanzo Yekl: a tale of the New York ghetto di Abraham Cahan. La Silver ne fa un esercizio di stile trasformandolo in una commedia in bianco e nero con risvolti amari, con riferimenti visivi al cinema muto, colonna sonora yiddish, recitazione antinaturalistica in contrasto al quadro realista sul quartiere ebraico. “Hester street sembra situare la sua cronaca dell’immigrazione ebraica in un quadro realista ma con una modicità dei decors che richiamano tanto i film yiddish (…) quanto il mélo hollywoodiano.” (*) Nel gustoso ritratto di personaggi che cercano di allontanarsi dalla loro origine ebraica per “diventare americani” (si cambiano i nomi trasformandoli in Jake, Joey e altri nomi statunitensi, si vestono alla moda americana del 1896, cercano di uscire dalla loro condizione di umili cucitori di abiti che stanno tutto il giorno su una macchina da cucire pensando a sogni come il ballo o il negozio da comprare) si innesta un gioco amoroso di coppie. Jake, frequentatore assiduo di prostitute, si innamora dell’integratissima Mamie (“parli inglese come una vera americana!”) che ha anche dei risparmi e con lei progetta una vita futura. I piani si rompono quando a New York arriva la moglie polacca di Jake, che era restata in patria finché non è morto il suocero, assieme al figlioletto. Gitl, la moglie, interpretata da Carol Kane che per il ruolo fu nominata all’Oscar, non ha nessuna intenzione di adeguarsi alla modernità americana e rifiuta di gettare i vestiti tradizionali e di togliersi la parrucca o il fazzoletto da mettere in testa per nascondere i capelli naturali (per una donna sposata ebrea metterli in mostra era da “gentile”). Questa ritrosia la allontana dai desideri di Jake che ritorna a cercare l’affetto di una Mamie piuttosto contrariata dall’arrivo della moglie/rivale. Intanto Gitl ha una certa affinità con un affittuario che abita lo stesso appartamento della coppia, Bernstein, studioso costretto anch’esso alla gogna della macchina da cucire… “Nella storia del cinema americano, Joan Micklin Silver appartiene a quella generazione effimera e diffusa che, con un piede fermamente ancorato nell’indipendenza, cercò a partire dagli anni 1970 di accostare storie e personaggi della realtà dell’epoca mantenendo l’altro piede in una filiazione con il melodramma e la commedia classica.” (*). Una piacevole curiosità che in Italia è restata sconosciuta. (voto 7) In un film in costume con cucitori di abiti protagonisti non poteva mancare il product placement della Singer.
(*) Fernando Ganzo in Cahiers du cinema di Settembre 2023
Trama a cura della redazione di
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