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Cast
  • Theda Bara
  • Mabel Frenyear
  • Edward Jose
Produzione
  • 20th Century Fox Corporation

A fool there was (La vampira) (1915)

Regia

Frank Powell

Trama

Alla fine dell’800 cominciò a diventare popolare il mito del vampiro, prima con Il vampiro di Polidori, poi naturalmente con il Dracula di Stocker e. Philip Burne-Jones, pittore preraffaelita, lo traspose iconograficamente al femminile inventando la vampira, donna capace di esaurire un uomo fino alla morte, nel suo quadro The vampire (1897). Da questo quadro, da un poema di Kipling e da una pièce teatrale di Porter Everson Brown, poco più di dieci anni dopo, trasse l’idea William Fox per andare contro alla morale comune che voleva solo film per famiglia al cinema e produsse un’opera in cui la protagonista era una mangiatrice d’uomini, immorale (ride quando un amante abbandonato si suicida), rovinafamiglie e succhiatrice di averi e volontà di ricchi personaggi che, una volta stati con lei, non possono più farne a meno. Nacque La vampira (A fool there was, 1915). “Così giunse al cinema il mito della <> (…) William Fox scelse una ragazza di Cincinnati, che si chiamava Theodosia Goodman, alla quale cambiò il nome ribattezzandola con lo pseudonimo, dal timbro danese, di Theda Bara (anagramma di Arab Death, cioè morte araba), dato che la sua nuova biografia pubblicitaria assicurava che era nata in mezzo al deserto, frutto degli amori illeciti di un legionario francese e di una beduina che era morta nel darla alla luce, ma di cui aveva ereditato i poteri magici” (da La fiamma del peccato, L’eros nel cinema muto, Roman Gubern, Lindau). Naturalmente tutto questo non corrispondeva al vero, Theodosia era una ragazza nata da una rispettabile famiglia ebrea immigrata in America (il padre era polacco), era colta, indipendente e le piaceva il teatro. Aveva però la capacità di ipnotizzare con lo sguardo esaltato dallo smoky eye intenso e scuro con cui si truccava gli occhi. Aveva anche accentuato le movenze femminili che poi saranno conosciute come pose da vamp. In realtà un paio d’anni prima era uscito un cortometraggio, anche questo intitolato The vampire di tale Robert Giuseppe Vignola con protagonista Alice Hollister che anticipò il film di cui stiamo parlando ma fu con Theda Bara che diventò mito in tutto il mondo ed aiutò a cambiare molti luoghi comuni e l’emancipazione delle donne. Il film, a parte appunto Theda Bara che però per capirne la forza sessuale bisognerebbe essere uomo di quei tempi, non è granché anche perché la scelta di Frank Powell, il regista, di mettere subito tutte le carte in tavola presentando fin dall’inizio la donna protagonista come una che rovina un uomo dopo l’altro prosciugandogli denaro, onore e salute (in pochi mesi i suoi amanti invecchiano di… anni), non aiuta l’originalità dato che fin da principio sappiamo cosa succederà. La storia, simile a quelle de L’angelo azzurro ma anche a Lulù e altri film che verranno, vede un ricco uomo d’affari statunitense preso di mira dalla nostra e accalappiato durante una traversata oceanica tra l’America e l’Europa mentre la moglie e la figlioletta di costui sono a casa ad aspettarne il ritorno che… non avverrà mai. Totalmente perso dietro all’avventuriera, che controbatte a minacce con pistole e urla avvicinandosi con la bocca a bacio (ed avendola vinta), letteralmente si prosciugherà perdendo rispetto, affetti e sanità mentale, finendo alcolizzato e fuori di testa. Powell non fa un gran lavoro e solo in un paio di scene riesce a superare il didascalico, quella in cui l’uomo impazzisce rovesciando tutto quello che trova davanti e quella girata per le strade della città nel momento della diffusione delle auto con un traffico che sembra quello odierno! “Il soggetto era banale, ma risultò efficacissimo (…) Un simile trattamento del tema del peccato sarebbe apparso qualche anno dopo troppo insipido agli spettatori, ma nel 1915 risultò scottante e sconvolgente. Così non ebbe nessuna importanza il fatto che le occhiate adescatrici della vamp fossero in sostanza puri sguardi di finto ipnotismo e che le scene di depravazione non comportassero che qualche tranquilla danza e qualche bicchiere di champagne sparso qua e là. Il pubblico, stanco dei sentimentalismi, accorse in folla per assaporare quei due o tre momenti eccitanti, cosicché il film ebbe un enorme successo di cassetta.” (Da Il cinema grande storia illustrata, volume nono, Istituto Geografico De Agostini Novara, 1986). Resta poco materiale, a parte alcune foto, per capire il fenomeno Theda Bara dato che quasi tutti i suoi film sono perduti. “A giudicare da A fool that was, le sue interpretazioni cinematografiche sembrano piuttosto primitive e, viste in retrospettiva, molto costruite”. (Jean-Loup Passek, Dictionnaire du Cinéma, Larousse, trad. mia) (voto 5,5) Un assegno spiccato dall’idiota (come senza mezzi termini il protagonista maschile è presentato fin dalle didascalie iniziali) è della Western Union, possibile product placement del film.

 

Trama a cura della redazione di

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