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Cast
  • Laura De Marchi
  • Paolo Graziosi
  • Alessandro Haber
  • Glauco Mauri
Produzione
  • Vides Cinematografica

La Cina e vicina (China Is Near) (1967)

Regia

Marco Bellocchio

Trama

Incastrato tra I pugni in tasca (1965)  e Nel nome del padre (1971), ovvero due opere fenomenali di rottura e smontaggio impietoso della famiglia borghese, Marco Bellocchio ha girato La Cina è vicina (1967), una farsa politico-sessuale (i compagni e il sesso…) e antiborghese che ridicolizza le aspirazioni politiche di un miliardario di sinistra (Vittorio) e le gesta della sorella ninfomane (Elena) e del fratello minore di estrema sinistra (Camillo), che ha come mito Mao e il comunismo cinese, attivista contro i troppo inermi partiti come PCI e PSI. Tutti e tre visti come sciocchi dalle idee confuse sempre in bilico tra la voglia di sfruttare il loro potere di casta e il riconoscimento dei valori della sinistra. Cercano di approfittarne i “proletari” Giovanna e Carlo, rispettivamente segretaria e ragioniere al servizio di Vittorio, che diventano oggetti di attrazione sessuale per lo stesso Vittorio e per la sorella Elena. Elena resta incinta e Giovanna si fa ingravidare da Carlo (i due prima erano fidanzati) facendo credere che il nascituro è stato concepito con il padrone di casa. L’obiettivo dei due è farsi sposare da fratello e sorella per sfruttarne la ricchezza… Il film è una commedia che, se non fosse che è più “raffinata” per la cura della regia, potrebbe essere parificata a tante commedie erotiche italiane che, ingiustamente, sono state considerate spazzatura, in realtà nei casi migliori la satira colpiva ugualmente la famiglia e la politica italiane dandone un ritratto impietoso utilizzando l’esagerazione grottesca e molte andrebbero rivalutate. Il meccanismo è più o meno lo stesso, quindi ben lontano dal cupo e mortuario sguardo che il regista ha utilizzato per i due film più famosi già citati. Mettendo in scena una famiglia che (viste le docufiction recenti del regista in cui ci ha mostrato senza veli i rapporti con i suoi famigliari) ha molti punti in comuni proprio con quella di Bellocchio, racconta i comportamenti divertenti, quasi esilaranti, soprattutto di Vittorio (un Glauco Mauri insolitamente e ottimamente comico) come quando si reca in un paese per tenere un comizio e finisce mazziato e come quando cerca di costringere Giovanna a giacere con lui, prima utilizzando un approccio con scuse “democratiche” e “paritarie”, poi cercando di comprarla e minacciando di licenziarla, atteggiamenti che lo rendono, come la stessa Giovanna dice, un pagliaccio. “Bellocchio stavolta sembra più divertito che risentito, più attento agli aneddoti che ai fondi cupi della vicenda.” Scriveva Tullio Kezich al tempo. Non piacque troppo a chi vedeva nel regista de I pugni in tasca un arrabbiato che non faceva sconti e da cui non si aspettavano un’ironia tutto sommato da cinema popolare. Ma bisogna anche sapersi divertire se si parla comunque ti temi pesanti (aborto, infedeltà, soprusi, ipocrisia politica) (Voto 6+) A parte l’immancabile L’Unità letta da chi allora era di sinistra, il product placement contempla Pejo, Stock e un venditore-macchietta di saponette Derby.

STEFANO BARBACINI

Trama a cura della redazione di

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