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Cast
- Daniel Auteuil
- Luana Bajarami
- Virginie Efira
- Jodie Foster
Produzione
Vie privee (Vita privata) (2025)
Regia
Rebecca Zlotowski
Trama
Con Vita privata (2025), da poco uscito anche in Italia, ritorniamo al cinema dell’ondivaga Rebecca Zlotowski, una regista che maschera con modalità di racconto differente il vero argomento che la interessa in tutti i film: la psicologia e la crescita di una donna, spesso e volentieri mettendo in lei passaggi autobiografici. In quest’ultimo crea una commedia mystery, spesso anche trasandata nel senso che non è molto interessata alla coerenza e la verosimiglianza delle azioni, per ammantare di “uncanny”, parola che molto le piace, ovvero il misterioso anche un po’ disturbante, il suo film, invece molto intimo per come scava nella psicologia della psichiatra Lilian Steiner (Jodie Foster che ben si adatta con tutto il suo mestiere a recitare in francese), una donna che non crede più molto alla propria professione (non ascolta i/le suoi/sue pazienti ma ne registra le parole che poi archivia) ed è fredda e distante con il figlio, il nipotino e l’ex marito, questo perché non vuole che le si affezionino troppo per non provare il dolore che ha provato lei nel momento del distacco dalla madre quando era bambina. Quando una sua paziente si suicida (forse proprio perché lei non l’ha ascoltata) la sua vita ha una svolta che la porta a compiere un’indagine sulla figlia e sul marito della defunta (interpretata da Virginie Efira) convinta che tra loro si trovi un assassino/a che ha ucciso la donna, in pratica non crede al suicidio (vi è anche l’intervento di un’ipnotista che la manda mentalmente in un mondo onirico dove lei è amante della paziente stessa). “La psiche deviante, l’importanza della colonna sonora (…) come nei film di De Palma. Jodie Foster si impone di credere che un crimine è stato commesso, perché questo le dà piacere. Credere a questo attiva la sua eccitazione, la sua libido, perché è infusa di sessualità. In pratica, la fa pensare al piacere. E questo io l’adoro. Direi che è quello che io scavo di più nella mia vita, sì ho fatto un po’ la mia terapia personale” (Rebecca Zlotowski, da un’intervista sulla rivista Sofilm). Questo è il cinema della regista una continua indagine su se stessa come donna, con la volontà continua di non riproporre mai lo stesso film, ma cercando di accattivare il pubblico con diverse modalità narrative per ricondurlo poi a ciò che le interessa evidenziare. Inutile dire che dopo l’esperienza del “giallo” la protagonista cresce e, nonostante l’età non più giovanile, matura, diventa empatica con pazienti, marito e figlio. Il vero mistero del film era capire se stessa e superare i suoi traumi. “Il cuore del progetto è anche la fusione di generi e il fatto di assimilarla. L’inclinazione che io ho dato è la seguente: il pubblico è adulto, cinefilo, tutti hanno lo stesso manuale di istruzioni, sa dov’è e dove si situa. E’ come se dicessi agli spettatori: <> E si parte, si oscilla tra il dramma e la commedia di riconciliazione matrimoniale passando per il thriller psicanalitico ecc.” (ibidem). Piacevoli i cameo di Aurore Clement e del regista Frederick Wiseman. (voto 6+) Volkswagen e Range Rover le auto nel product placement dove troviamo anche Dell e Amazon e quello anche metaforico del profumo Rendez vous nocturne.
STEFANO BARBACINI
Trama a cura della redazione di
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