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Cast
  • Dean Jagger
  • Robert Mitchum
  • Teresa Wright
Produzione
  • Warner Bros

Pursued (Notte senza fine) (1947)

Regia

Raoul Walsh

Trama

“Questa comunione di psicanalisi e western non sembra molto rappresentativa dell’estetica di walshiana che privilegia l’azione alla psicologia. E infatti: è più che altro farina del sacco di Niven Bush, glorificato dal successo di tre anni prima di Duello al sole di King Vidor, e vero architetto del progetto (tanto che il ruolo di protagonista femminile è affidato alla moglie, Teresa Wright)” (*) Western e psicanalisi dunque in Notte senza fine (1947) di Raoul Walsh che potete recuperare gratis su Rakuten; connubio che poi piacerà molto ai migliori registi italiani di spaghetti-western. Robert Mitchum è il tormentato protagonista, Jeb Rand (e quante volte lo abbiamo visto in questo ruolo con il suo volto duro e asimmetrico che sembra segnato dalla vita a dispetto di un fisico imponente). Nel suo passato vi è stato un avvenimento traumatico e violento da cui è stato tratto in salvo (e gli è tenuto nascosto) da una donna, Mrs. Callum (Judith Anderson di acida e controversa tenerezza) che lo accoglie bambino insieme ai suoi due figli naturali, un ragazzino e una ragazzina. Crescendo Jeb e la sorella adottiva Thorley (la Wright) si innamorano ma il loro legame sarà interrotto dal passato che ritorna sottoforma di odio e vendette. Walsh è al suo meglio utilizzando il bianco e nero come se fosse un noir, inquadrando i primi piani con violenta intensità, “una particolare violenza formale, (…) una frontalità panica che è un tratto “classico” solo apparentemente, (…) altrettanto delirante quanto la violenza, più moderna, di Bresson, Rossellini o Hitchcock” scrive Daney (vedi *). Ma è nella composizione delle scene drammatiche che dà il meglio sfruttando la profondità e la prospettiva nel posizionamento dei volti, dei corpi. Su tutte l’intensissima scena in cui Thorley spara a Jeb per poi scoprire che il suo odio è amore e avvinghiarsi a lui. Bellissimo. “E’ uno di quei film – giusto un pugno – che dimostrano in maniera definitiva il potere del cinema, quando è tra le mani di un artista geniale, come accade qui con Raoul Walsh. Western psicanalitico da una parte, poema e affresco cosmico dall’altra, il territorio e l’ambizione del film sono immensi, quasi illimitati (…) I cieli neri, le rocce, gli interni appena illuminati di James Wong Howe sono delle acqueforti che paragonate a queste, in qualche momento, l’arte plastica di un Dreyer sembra uno schizzo di un debuttante.” Così scrive Jacques Lourcelles, uno che di Walsh è chiaramente fan accanito (**). “Un western d’annata, firmato da Walsh, narrato con quei toni impareggiabili, spogli ma efficaci che contraddistinguono il suo stile” (Morandini). “Un western anomalo e psicoanalitico (…) dove i protagonisti devono combattere più i propri mostri interiori che i nemici esterni (…) perfettamente equilibrato nell’intreccio tra presente e flashback, il film utilizza la recitazione genialmente teatrale dei personaggi (…) e la capacità di mostrare la natura non come paradisiaco rifugio ma come nemico ostile e incombente per dare concreta corposità ai temi psicologici del racconto. Una grande riuscita” (Mereghetti). “Revenge-western cupo ed esteticamente bello” (Maltin) (voto 7,5)

Trama a cura della redazione di

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