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Cast
- James Cagney
- Virginia Mayo
- Edmond O'Brien
Produzione
White Heat (La furia umana) (1949)
Regia
Raoul Walsh
Trama
Un film che galleggia tra il thriller poliziesco, il noir e il film di gangster, è uno dei capolavori di Raoul Walsh, La furia umana (1949). I primi 30 minuti sono da scuola cinema per come riesce a far avanzare senza intoppi una trama che basterebbe per un film intero. Ci viene presentato l'assoluto protagonista, Cody Jarret con l'iconica e indimenticabile interpretazione di James Cagney, in "media res" ovvero mentre sta per effettuare una rapina ad un treno, rapina sanguinosa con omicidi gratuiti e crudeli. Le fasi della rapina sono impeccabili e avvincenti come lo sarà la parte iniziale di La città è salva con la difesa del poliziotto Humphrey Bogart di un testimone d'accusa dalle minacce di morte. Inquadrature e montaggio lasciano poco respiro allo spettatore che viene coinvolto in questa azione, poi chiamato a seguire le rapide e incalzanti indagini della polizia al comando di Philip Evans (John Archer). Nel frattempo Cody si è rifugiato con la banda e la madre in una casa isolata. Qui in pochi minuti ci viene presentata una situazione di rapporti psicologicamente complessi. Il rapporto edipico del capobanda con la madre (una strepitosa quanto arcigna Margaret Wycherly disposta a tutto per il figlio come vedremo in seguito); quello con la moglie femme fatale del film, Verna (Virginia Mayo, una delle attrici meglio votate al ruolo di maliarda nel cinema hollywoodiano), donna fascinosa quanto bugiarda, traditrice e voltagabbana; quello con il braccio destro, il truce Big Ed (Steve Cochran anch’esso con la faccia giusta per il ruolo), che vorrebbe prendere il posto del capo nella banda ma anche a fianco di Verna. Infine lo scontro con la polizia in cui Cody ferisce Evans e fugge in Illinois per confessare una rapina al Palace Hotel di Springfield (realmente esistito ma già chiuso in quegli anni e quindi non local placement), rapina incruenta che gli costa due anni di galera ma che lo scagiona da quella al treno che gli costerebbe la sedia elettrica! Ed è passata solo mezz’ora scarsa vi ricordo… Inizia così una seconda tranche di film, un carcerario in cui Cody deve vedersela con un sicario mandato da Big Ed e con l’amicizia di un altro detenuto Vic Pardo (Edmond O’Brien), apparentemente suo sodale ma in verità poliziotto che collabora con Evans. Tutto costruito tra tensioni e vita comune all’interno del carcere (con tratti quasi documentaristici) fino alla fuga di Cody e Pardo a seguito della notizia della morte di Ma Jarret che voleva vendicare il figlio nei confronti di Big Ed e Verna che si sono messi insieme nel frattempo. Inizia poi un torbido noir in cui Cody vuole andare a regolare i conti con i due amanti. Ombre lunghe da cui escono personaggi scuri, poca luce, notte dark. E vento, tanto vento che sottolinea la pazzia di Cody. Il momento più suggestivo è quello, magistrale, in cui si confrontano gli impauriti Big Ed e Verna e in un serrato campo/controcampo veniamo a sapere che la madre di Cody è stata uccisa da Verna che le ha sparato alle spalle mentre questa minacciava Big Ed. Ma la fedifraga e viscida Verna usa le armi del fascino per ribaltare le cose e far credere a Cody che la colpa è tutta di Big Ed. La parte finale con la ripresa delle indagini poliziesche e i tentativi di Pardo di comunicare con la polizia è molto più convenzionale ma ha un momento altissimo quando, per dimostrare la freddezza e l’indifferenza di Cody all’omicidio, James Cagney, con il suo volto grintoso e beffardo, mangia una coscia di pollo allo spiedo e contemporaneamente uccide senza remore un traditore. “Raoul Walsh riattualizza e rinnova il genere accentuando tre delle caratteristiche già presenti prima della guerra, ma mai portate a questa grado di audacia e d’incandescenza: la violenza, il realismo documentario, il comportamento nevrotico e patologico dell’eroe.” (**) Eroe negativo, psicopatico e mammone, feroce e ingenuo (è tradito da tutti, ingannato da amici e amante) che Walsh sia nelle scene di dialogo che in quelle di azione sa caratterizzare al meglio: “l’aspetto metallico della fotografia, le folgoranti scelte nelle inquadrature e la concatenazione dei piani, il ritmo incalzante imposto alle sequenze esprimono l’energia demoniaca di questo personaggio” (**) “Ideologicamente appartiene agli anni ’30: ne ha il ritmo veloce, il forsennato dinamismo, la recitazione spiccia, la mancanza di preoccupazioni sociali. Con una novità di carattere psicoanalitico: il gangster megalomane ed epilettico di Cagney è dominato da un forte complesso edipico” (Morandini). (voto 7/8) Product placement per Cadillac, Buick e Seagram’s Seven Crown whisky.
Trama a cura della redazione di
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