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Cast
  • Humphrey Bogart
  • Zero Mostel
  • Everett Sloane
Produzione
  • Warner Bros

The Enforcer (La citta e salva) (1951)

Regia

Raoul Walsh

Trama

Sempre del 1951 è La città è salva, poliziesco serratissimo con protagonista Humphrey Bogart. La regia fu attribuita al regista Bretaigne Windust che, dopo aver girato un po’ di materiale, fu licenziato dalla produzione e la Warner lo affidò a Walsh ed è a tutti gli effetti un “suo”film. L’incipit è subito una sorpresa perché assistiamo al tentativo di tenere vivo un testimone da parte della polizia. Al comando delle operazioni c’è il procuratore distrettuale Martin Ferguson (Bogart) e a dispetto di una situazione su cui molti ci hanno fatto film completi, Walsh decide di far morire subito il testimone ma non perché venga ucciso (anche se un tentativo lo fanno) ma perché per la paura cerca di andarsene fuggendo sul cornicione del palazzo e cadendo in basso. In pochi minuti ci viene presentato un quadro di per sé potentissimo, vi è un tentativo di omicidio e un tentativo di salvataggio drammatico da parte di Bogart verso l’uomo che sta per cadere. “I primi quindici minuti sono un’esplosione di tensione potente e rapida, come non ricordo da stagioni a questa parte” (iv). E adesso inizia il film! Infatti il nostro Ferguson non ha nessuna intenzione di lasciar andare il supercriminale contro cui doveva testimoniare il morto, ma ha solo sette ore per trovarne un altro. Come? Allora, insieme ad un suo collaboratore, decide di ripercorrere tutta la vicenda che ha portato all’arresto di tal Mendoza, il quale era alla testa di un’organizzazione di assassini a pagamento. Inizia un lungo flashback (e a momenti anche un flashback dentro il flashback in un gioco d’incastri temporali che sempre sono piaciuti al regista) in cui si sviluppano le indagini partite da un uomo disperato che si presenta alla polizia dicendo di esser stato costretto ad uccidere la donna che ama. Da qui un incalzante passaggio da indizio ad indizio per rincorrere vari personaggi fino ad arrivare al vertice di una piramide di crimini. Il film diventa quasi un’apnea per lo spettatore immerso nel nero di notti fumose e ombre inquietanti tipiche del genere noir. E il finale sono “quindici minuti che potrebbero far piangere d’invidia Hitchcock” (iv). “Poliziesco fatto di ombre e vicoli, lampade basse e tagli di luce noir, dove il plesso dell’azione narrativa è costituito dalla voce attorno alla quale si dipana il racconto, la voce che tenta di smascherare questo reale, di registrarlo, di cozzarlo.” (***) (voto 7) Product placement per Bock Beer.

Trama a cura della redazione di

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