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Cast
- Stacy Martin
- Thomasin McKenzie
- Viola Prettejohn
- Amanda Seyfried
Produzione
The Testament of Ann Lee (Il testamento di Ann Lee) (2025)
Regia
Mona Fastvold
Trama
Il testamento di Ann Lee (2025) è in qualche modo il The brutalist di Mona Fastvold. Sceneggiato assieme al marito, è opera che acquista epicità nelle due ore e un quarto di proiezione grazie anche alla forza immaginifica della regista che replica quella del marito nelle scelte dietro la camera. Ma ho già scritto che è difficile, in una tale osmosi estetica, capire dove finisce l’uno e dove inizia l’altra e viceversa. Qui i due scrivono la storia di Ann Lee, santona della setta religiosa degli Shakers, da quando bambina dimostrava già una forza indipendente, all’incontro con i quaccheri (la setta nasce come continuazione ed estremizzazione delle idee religiose di questi puritani), passando per il matrimonio con Abraham da cui ebbe quattro figli, tutti morti entro il primo anno di vita, per approdare a quando, in carcere, comincia ad avere delle visioni mistiche che la faranno individuare come emanazione femminile direttamente di Gesù, di cui si professa sorella e sposa. Come sostiene la dottrina degli Shakers, se tutta l’umanità è immagine e somiglianza di Dio, allora questo non può che essere sia uomo che donna. La predicatrice, avversata in Inghilterra, decide di trasferirsi nelle terre nuove americane (siamo nel 1774 ad un solo anno dall’inizio della Guerra d’indipendenza americana) e qui, partendo con sette seguaci tra cui marito, fratello e nipote, riesce a creare diverse comunità che la seguono. Caratteristiche fondamentali della dottrina di Ann Lee sono la totale castità (cosa che le farà perdere il marito e la nipote che non resistono alle tentazioni carnali), l’ora et labora monastico con autogestione e creazione con il proprio lavoro di case e mobili (costruiti artigianalmente senza fronzoli che li fanno definire anticipatori del minimalismo e faranno diventare i mobili ricercatissimi dagli antiquari, naturalmente con il loro stile spartano non potevano non colpire la curiosità del duo Fastvold/Corbet amanti dell’architettura e dello stile geometrico nordico) ed infine le celebrazioni religiose che consistevano in canti e balli intensi e che portavano gli adepti ad uno stato estatico, tanto che il film è in buona parte un musical di canzoni religiose. La Fastvold in mezzo a ciò sguazza con coreografie e riprese di gruppo visionarie che aggiunte a quelle iniziali, in cui rende graficamente rappresentazioni di sesso e parto per rendere viva e concreta la sofferenza della donna, fanno sì che l’opera diventi di densità espressiva potente, di quella potenza epica che probabilmente oggi, oltre al duo Fastvold/Corbet, solo Paul Thomas Anderson riesce ad eguagliare. E’ anche un film (e questo è interesse precipuo della Fastvold) femminista, dato che la forza ribelle e dirompente della figura di Ann Lee, nel suo estremismo anche un po’ folle (come possa coincidere con i principi evangelici l’impossibilità di procreare dovuta alla castità di tutta l’umanità non si capisce bene…), diventa sovversione dell’ordine costituito. Ma non ho ancora detto della performance assolutamente memorabile di Amanda Seyfried, capace di trasformarsi da giovane seducente a madre sofferente per poi diventare una leader agée impeccabilmente, interpretazione che avrebbe meritato almeno una nomination all’Oscar. (voto 7+)
STEFANO BARBACINI
Trama a cura della redazione di
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