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Cast
  • Chiara Bassermann
  • Pier Francesco Favino
  • Edwige Fenech
  • Giovanni Ludeno
  • Astrid Meloni
  • Tiziano Menichelli
  • Roberto Zibetti
Produzione
  • Indiana Production Company

Il maestro (2025)

Regia

Andrea Di Stefano

Trama

Come va affrontata la vita? Domandone… se scegliamo una metafora tennistica le due opzioni sono quella della “miglior attacco è la difesa”, trincerandosi a bordo campo e ribattere una dopo l’altra le palle che arrivano dall’avversario, oppure quella dell’attacco diretto, dello scendere a rete a colpi di volée… Su questa base costruisce il suo film Il maestro (2025) Andrea Di Stefano, che ricorre ancora a Pierfrancesco Favino come attore protagonista, già lo è stato per il precedente L’ultima notte di Amore. Pietro Milella è un tennista con un passato professionistico (è arrivato agli ottavi negli Internazionali d’Italia) ed ora, duramente provato da una vita sregolata (donnaiolo, alcolizzato, dolorosamente separato dall’unica figlia la cui madre ha abbandonato, in preda ad attacchi di folle rabbia se non prende gli psicofarmaci prescritti…), cerca di raddrizzarsi proponendosi come maestro per giovani aspiranti tennisti. Felice (Tiziano Menichelli, attore quindicenne già scafato nella professione) è un giovanissimo il cui padre (uno tipo quello ritratto nell’autobiografia di Agassi…) vuol far diventare a tutti i costi un vincente. Pieno di quaderni di regole scritte dal genitore, la prima delle quali è quella della difesa sopra a tutto e quindi starsene in fondo al campo da vero pallettaro, poi le regole ferree di allenamento, divieto di distrazioni (divertimenti e ragazze…), viene affidato allo sregolatissimo Pietro (anche agonisticamente il suo esempio è Vilas, tennista imprevedibile e inclassificabile). I due cominciano nelle loro due opposte posizioni di sport e vita un road movie attraverso il circuito tennistico per la penisola, che diventa un addentrarsi nel proprio passato per il maestro e una crescita esistenziale per l’allievo. Tra il gioco tedioso e senza piacere a fondo campo e il gioco spavaldo d’attacco e divertimento, probabilmente, fuor di metafora, è nell’incrocio delle due componenti riuscire ad avere una vita soddisfacente. Di Stefano è regista che conosce il mestiere, sa dosare atmosfere, commedia e amarezza, senza mai alzare i toni ma se tutto questo era perfetto per il suo precedente, bellissimo noir, qui, pur licenziando un film di tutto rispetto, resta un po’ troppo sul fragile e forse proprio il paragone con L’ultima notte di Amore lo penalizza. (voto 6+) Il film è un grosso spottone per la Fila, il marchio sportivo è di gran lunga il product placement più evidente dell’opera che contiene anche altre marche sportive come Australian e Head ma si vede anche una Volkswagen.

 

Trama a cura della redazione di

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