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Cast
- Leila Bekhti
- Antoine Reinartz
- Karin Viard
Produzione
Chanson Douce (2019)
Regia
Lucie Borleteau
Trama
Subito dopo Il maestro, mi è capitato di vedere un film francese del 2019, Chanson douce di Lucie Borleteau, anche lei come Di Stefano attrice in molti film e poi regista di cui ho molto apprezzato il precedente Fidelio, l’odyssée d’Alice[sb1] . Ma i parallelismi non finiscono qui, i due film, pur essendo completamente diversi, una commedia amarognola il primo, un dramma domestico il secondo, vedono due protagonisti che hanno gli stessi problemi psicologici, quelli dovuti ad una mancanza, quella della figlia, seppur nel primo caso è dovuta ad un abbandono e nel secondo ad una separazione giudiziaria. Ma le reazioni sono simili, l’inadeguatezza alla vita, lo straniamento dalla realtà, il ripiegare per una rivalsa su giovani considerati propri figli anche se non lo sono. Così era Felice per Pietro nel film di Di Stefano, così lo sono i due bimbi della famiglia di Myriam e Paul per cui Louise, la citata protagonista, è babysitter e con lo scorrere del tempo vuol essere qualcosa di più… Un legarsi ad affetti mancanti entrando in vite non loro. Anche in Chanson douce vi è (come Favino ne Il maestro) un’interprete navigata e senza reticenze nel calarsi in una situazione di problematiche mentali ed esistenziali come Karin Viard. La Borleteau riesce a portare il suo cinema denso, pieno di inquietudini e incertezze, incalzando con musiche che tendono progressivamente ad oscurarsi nel tenebroso (dopo aver iniziato con un ballo al ritmo del twist italiano di Guarda come dondolo di Edoardo Vianello!) e si conferma specializzata nell’esplorare visi e corpi con pause espressive ed enigmatiche al tempo stesso. (voto 6+) Nel product placement troviamo Franprix, Coca Cola e dolcetti alla… Nutella.
Trama a cura della redazione di
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