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Cast
- Chacha Huang
- Noemie Merlant
- Naomi Watts
Produzione
Emmanuelle (2024)
Regia
Audrey Diwan
Trama
Ma non si può chiudere questa breve disanima del cinema di Noemie Merlant senza citare anche la sua interpretazione di Emmanuelle (2024) perché dimostra come la nostra sia coraggiosa e non abbia alcun problema moralistico nel mostrare il proprio corpo e nell’usarlo come immagine di indipendenza femminile (lo avevamo già visto) e non come mero strumento commerciale nella visione maschile comune. Parlando del film ci chiediamo se veramente c’era ancora il bisogno di rispolverare il testo di Emmanelle Arsan e, soprattutto, il personaggio decisamente inflazionato in tre decenni di cinema e tv. Visti i risultati la risposta, mi pare evidente, è no. Il film è stato un flop di critica e, soprattutto, economico. In Italia praticamente non se ne è mai parlato e non è stato distribuito, solo ora che è su Prime Video possiamo vederlo. Ripartendo dal testo originale (con tanto di rapporto sessuale nella toilette dell’aereo come nel primo film della serie) la regista Audrey Diwan (apprezzata internazionalmente per il film La scelta di Anne) vorrebbe farne una versione tutta dal punto di vista femminile, esplorando l’erotismo della donna senza falsa pudicizia ma neppure ad uso esclusivo del voyeur. Purtroppo ne esce una sceneggiatura debole (non che si partisse da un capolavoro della letteratura…) ed un’opera tutto sommato noiosa e, diciamolo, sbagliata. Non tutto è da buttare però. Ad esempio la scelta di ambientarlo praticamente tutto all’interno di un hotel di lusso in cui anche ciò che non è permesso… è permesso, e dando importanza al rapporto tra Emmanuelle, che di lavoro fa la controllora sulla gestione di vari alberghi da parte di un’azienda che possiede vari luxury hotel, e la gestora dell’attività (Margot, interpretata da Naomi Watts), una specie di gioco del gatto col topo, dà un po’ più di concretezza ad una trama tutta votata all’attrazione sessuale per l’altro. L’altro può essere l’escort ninfomane Zelda (Chacha Huang) o il misterioso cliente giapponese Kei (Will Sharpe), uno che paga la stanza ma non vi dorme mai e pare non avere nessun interesse né per l’erotismo, né per il cibo, né per il riposo. L’altro punto a favore della Diwan, che si spera dopo questo disastro economico riesca ancora a lavorare con continuità, è proprio la sua elegante regia in cui sa dosare carrellate e inquadrature fascinose ma non laccate. Probabilmente non vi è più spazio al cinema per i film erotici, sono finiti i tempi del softcore e ancor più quelli dell’autorialità nel campo. Ormai non vi è più recezione per questi prodotti, la rinnovata pudicizia ipocrita del cinema mondiale ha abituato lo spettatore a una visione edulcorata e piatta, in cui il sesso è solo nelle serie tv, giusto per dare un colpo di eccitazione ad uno spettatore seduto sul divano di casa senza doversi imbarazzare. Però, ancora una volta, nonostante il fallimento dell’operazione, Emmanuelle dimostra come l’erotismo al momento sia tutto nelle mani delle artiste donna. Qui alla Diwan si aggiunge alla sceneggiatura Rebecca Zlotowski e la protagonista è appunto la Merlant (tutte registe francesi della nuova generazione) che si butta nel progetto con la sua solita spudoratezza (ancora la sua vagina protagonista mentre si depila alla brasiliana…), usando la sua bellezza raffinata e il suo corpo, di un sexy non preconfezionato, come arma contro la banalità di una visione edulcorata. (voto 5)
STEFANO BARBACINI
Trama a cura della redazione di
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