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Cast
  • Iolanda Mascitti
  • Tony Matera
  • Mirella Rossi
Produzione
  • G.R.P. Cinematografica

Casa dell’amore, la polizia interviene (1978)

Regia

Renato Polselli

Trama

Casa dell’amore, la polizia interviene (1978) è un vero e proprio bric-a-brac di scene montate male, pezzi di un altro film inseriti assieme a nuovo girato, generi mischiati dove troviamo thriller-giallo all’italiana (Sette orchidee macchiate di rosso aleggia come ombra sul film), horror satanico, sexploitation, inseguimenti da poliziottesco… La collaborazione con Bruno Vani continua e qui l’uomo è anche autore della pessima sceneggiatura. Tre giovani archeologi Helm (Tony Matera), Brigitte (Mirella Rossi) e Charlotte (Iolanda Mascitti) si imbattono nel rapimento di una donna e seguono l’auto, in cui è stata messa a forza, guidata da due improbabilissimi (con autoironia nel film questo viene fatto notare dal protagonista stesso) killer. I tre scopriranno sacrifici e stupri di giovani donne ad opera di adepti ad una setta votata ad Astaroth, con a capo una sacerdotessa tanto sexy nel tonico corpo nudo, quanto severa in volto (Matilde Antonelli purtroppo all’ultimo film della sua carriera), che vuol dare la caccia ad una certa Katia (ritorna Katia Cardinali dopo la sua nudissima presenza in Delirio caldo che qui replica…), la quale sembra essere, a sua insaputa, una presenza designata da una profezia a distruggere la setta… insomma un delirio. Polselli ha momenti in cui sembra studiare vie interessanti come ad esempio l’attrazione di Brigitte e Charlotte per il pericolo e per le violenze della setta (Mirella Rossi qui dà il meglio) fino all’eccitazione sessuale, oppure come la sensuale attrazione della sacerdotessa su statue di uomini nudi, vie però mai esplorate fino in fondo. Il film è poverissimo sia di budget che esteticamente. Qualche buona intuizione nel finale con un “cattivo” sepolto da una ruspa e uno dei killer ucciso da Helm, personaggio avido e violento sotto l’apparenza di giovane studioso, con una tinozza! Nonostante l’evidente pochezza del tutto, nell’intervista da me più volte citata, Polselli dà al suo lavoro significati forti anticlericali: “Era un film su una setta satanica. E, come vi ho già detto, quelli che si allontanano dalle altre organizzazioni religiose, sono coloro che hanno un buon tenore di vita. Il carisma di un uomo speciale lo eleva allo stato di leader della setta. E’ la Chiesa Cattolica che ha la responsabilità delle sette sataniche e della violenza nel mondo. Se tu entri in una chiesa ti trovi davanti un continuo invito alla violenza: un uomo che è cocifisso, un altro con una spada nel petto, un altro con piaghe. Curiosamente, il sesso è negato dalla religione Cristiana e propagato dai culti satanici, ma se ci fossero solo preti nel mondo, l’umanità sarebbe già finita…”. Cosa questo pomposo discorso abbia a che fare col film… ci è oscuro. “Quasi senza un vero plot, è il primo film italiano che viene lanciato come un hard: in questo film vedrete cose “incredibili”/Ecco il superporno che spegnerà la vostra sete erotica” (Giusti, Stracult). Nemmeno Polselli ricorda se realmente vi fossero scene hard, nella vecchia videocassetta visionata da me non ve ne sono. (voto 4/5) Finalmente il J&B anche in un film di Polselli come product placement. Praticamente unico, anche se si apprezza la presenza di auto d’epoca come il maggiolino Volkswagen e la Renault 4.

Trama a cura della redazione di

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