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Cast
  • Carla Mancini
  • Isarco Ravaioli
  • Mirella Rossi
Produzione
  • G.R.P. Cinematografica

Oscenita (1980)

Regia

Renato Polselli

Trama

Ormai, agli inizi degli anni ’80, il grande cinema di genere sta per avere le ultime stagioni di vita, il grande periodo dal dopoguerra alla fine degli anni ’70 di Cinecittà e della Hollywood sul Tevere in cui i soldi per i produttori cinematografici giravano, di riffa o di raffa, è terminato. I registi di quei film popolari che hanno interessato tutto il mondo faranno sempre più fatica a lavorare e tra questi il buon Polselli che vede il suo Quando l’amore è oscenità, bocciato dalla censura. Per poterlo riportare in qualche modo in sala, il nostro è costretto a rimontarlo incastrando scene dal film precedente e altre per fare qualcosa che abbia un minimo senso. Ne esce Oscenità nel 1980 (il film era stato girato prima di Casa dell’amore e di Torino…, nel 1973). La trama la riporto da come è scritta sulla copertina della vhs uscita per i tipi di Nocturno nella collana Sex and Violence: “Roberts, luminare della psichiatria, convoca nel suo studio una serie di personaggi direttamente o indirettamente responsabili delle prevaricazioni subite dalla fragile Mirey (in realtà Mireille ndr). Il dibattito tra i presenti offre lo spunto per una disanima sul concetto di oscenità e sull’eterna vessazione dell’uomo nei confronti della donna, vittima di una prevaricazione che affonda le sue origini nella notte dei tempi”. In pratica ne esce una roba, almeno fino alle sequenze finali, tipo Rivelazioni di uno psichiatra… con scenette di varie pratiche sessuali, più o meno violente (tra cui una in cui la Ardizzone ha un rapporto con un… asino), alcune oltre il limite dell’hard. Diverso il discorso per il finale (probabilmente pezzo lasciato integro dal film originale) in cui si scatena un’orgia violenta sadomasochistica con la povera Mireille (Mirella Rossi tanto nuda e tanto bistrattata) frustata e fatta diventare folle fino ad autoinfliggersi dolore e ad inserirsi nella vagina una candela accesa… Questo pezzo ha ancora qualche lampo del regista a tratti visionario che Polselli è stato. “Era un profilo storico dell’oscenità e del senso dell’osceno nel mondo civile attuale. Si partiva da Adamo ed Eva nel paradiso terrestre con uno spirito maligno che, non sapendo come dominarli, gli tirava tozzi di terra nelle parti sessuali per costringerli a coprirsi, e da lì nasceva la foglia di fico. Il film partiva da questo per arrivare, in senso polemico, al profilo dell’osceno (…) Il film fu bocciato in censura per il contenuto trasgressivo, allora io ripresi tutto il materiale e senza toccare niente del girato cambiai i dialoghi e lo feci diventare un film femminista” (da dichiarazioni raccolte da Daniele Aramu e riportate sul libricino che accompagna la vhs citata). “L’oscenità è l’istituzione di problemi religiosi. Anche oggi, la religione è la vera oscenità. Ma per me gli impulsi della natura non sono mai osceni (…)” (*) Esso probabile product placement, mentre le auto del tempo (le mitiche millecinquecento Fiat, la Dyane, la Citroen DS, il furgoncino Volkswagen…) sono “giuste” per l’epoca. Così come la Kawasaki, moto utilizzata da biker sessuomani.

Trama a cura della redazione di

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