Seleziona un film
Cast
- Harinarayan
- Kunhulakshmi Amma
- Nilambur Balan
Produzione
Amma Ariyan (1986)
Regia
John Abraham
Trama
Inaugurazione con esplicita dichiarazione d’amore al cinema e al Festival del cinema Ritrovato di Bologna con la proiezione al Modernissimo di una selezione di trailer a cura dell’Academy Film Archive. Guardando alla programmazione di quest’anno (in 10 giorni saranno proiettati 450 film…) sono stati raccolti trailer d’epoca in un’ora abbondante di pillole di cinema, gioiellini che raccontano varie epoche della storia della settima arte. Poi l’apertura con i discorsi dei quattro direttori del festival Cecilia Cenciarelli, Gian Luca Farinelli, Ehsan Khoshbakht e Mariann Lewinsky (quest’ultima amaramente dichiara che questa sarà la sua ultima edizione che la vedrà tra i direttori) e il ricordo della prima edizione di questo festival cinefilo che quest’anno festeggia i 40 anni di esistenza.
Poi le nostre scelte di visione ci portano al primo film della sezione “Cinemalibero” che la curatrice Cecilia Cenciarelli presenta così: “Il titolo di questa sezione è sempre stato, allo stesso tempo, molto semplice e molto ambizioso: cinema libero. Ma naturalmente, come sappiamo, il cinema non è mai del tutto libero. Deve fare i conti con il denaro, la censura, i governi, i confini, i laboratori, gli archivi, la distribuzione, i sottotitoli e a volte persino con il clima. Ma forse è proprio per questo che abbiamo bisogno di una sezione che si chiama Cinemalibero. Non perché i film che mostriamo qui siano stati realizzati in condizioni di perfetta libertà, ma perché ciascuno di essi, in modi molto diversi, cerca di creare uno spazio di libertà là dove questo spazio non esisteva.”
Ed uno di questi registi, spirito libero che osteggiava un cinema di speculazione, un cinema prodotto solo per far soldi, era John Abraham, indiano del Kerala. Era alla ricerca del buon cinema collegato alla realtà ed era studente e discepolo di Ritwit Ghatak (a cui proprio quest’anno il festival dedica una sezione con alcuni suoi film), da lui ha ereditato la voglia di un cinema politico, che parlasse della gente e alla gente, con spirito “comunista” (Abraham era totalmente contro la proprietà privata, non possedeva niente di suo). Abbiamo visto il suo quarto e ultimo film Amma Ariyan (Report to mother, 1986) (Abraham è morto un anno dopo a soli 50 anni per una caduta accidentale da un tetto). Il protagonista è Purushan, un giovane studente che vuol lasciare il paese per andare a studiare con la fidanzata, anch’essa studentessa, in una grande città. Mentre però sta per andarsene incrocia un cadavere circondato dalla polizia. Gli sembra di conoscerlo e chiede come è morto. L’uomo si è suicidato, si è impiccato. Questo incontro cambia completamente le prospettive del ragazzo che decide di restare e di cercare di capire chi è il morto per dare la notizia a sua madre. Andando ad indagare tra amici e conoscenti scopre che l’uomo si chiamava Hari ed era un musicista inquieto, drogato e senza interessi che non fossero la musica. Il film diventa una specie di road movie in cui a Purushan si accodano uno alla volta molti altri personaggi che hanno conosciuto Hari per andare al paese dove è nato e dove ancora vive la madre. Gli incontri portano a flashback che raccontano storie di torture, oppressione, povertà, sfruttamento dei lavoratori, mutilazioni per mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro, dirigenti sindacali “venduti” ai padroni, rivolte popolari finite nel sangue, studenti che fanno espropri proletari (rubando sacchi di farina da magazzini dove vengono tenuti da speculatori) affermando che “è ora di lottare per nuovi valori contro gli interessi politici legati al capitale privato”. Abraham, nonostante alcune sequenze documentarie e immagini fotografiche d’archivio e nonostante utilizzi rigorosamente attori non professionisti, non era un regista neorealista, nel film la sua mano artistica si sente eccome. Piani sequenza e carrellate che non sono meditative e costruite per rallentare il tempo del racconto, ma sono dinamici per dar forza ai personaggi, ai riti collettivi, alle feste e al lavoro. Il suo cinema è una dichiarazione di ribellione al grido “svegliatevi tutti” contro gli “intellettuali apolitici”. Il film inizia su una carrellata soggettiva della madre di Purushan che lo vede andar via da casa e si chiude sul primo piano dolente della madre del suicida. La madre come porto a cui tornare, come rappresentazione del dolore e della tragedia in un mondo violento e ingiusto. (voto 7) Marche nel film ci sono, una Jeep e una pubblicità Marlboro su un casco, ma lontan da me pensare sia product placement.
Trama a cura della redazione di
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