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Cast
- Istvan Avar
- Karoly Eperjes
- Attila Kaszas
Produzione
-
Magyar Televizio Muvelodési Foszerkesztoseg (MTV)
Isten hatrafele megy (Dio cammina all’indietro) (1990)
Regia
Miklos Jancso
Trama
Nel primo, Isten hatrafele megy (Dio cammina all’indietro, 1990), mette in scena due registi che stanno girando un film all’interno di un castello mentre su alcuni video scorrono interviste e incontri politici sulla situazione internazionale. Jancsò ipotizza che Gorbaciov venga ucciso e che truppe illiberali e repressive giungano ad uccidere tutti coloro che partecipano al film, registi compresi. Ma si scoprirà che è un film nel film e il finale, una lunga, unica sequenza, mette in mostra un gruppo di cinefili e amici del regista che chiacchierano, guardano uno striptease, bevono e mangiano con una voice over che commenta amaramente ciò che è successo e come si è arrivati all’odierno. Senza però grandi speranze dato che anche questo overfilm finisce tragicamente con l’omicidio di Miklos Jancso stesso. Il film è girato nelle nuove modalità che il cinema del regista ha adottato dopo aver svoltato nel 1980 verso un cinema più sperimentale, anche confuso nella sua libertà espressiva, difficile da seguire e impregnato di intellettualismo e metacinema. Come già ne L’oroscopo di Gesù Cristo le scene sono ambientate in mezzo a decine di monitor che mandano immagini d’archivio, d’attualità o semplicemente raddoppiano ciò che succede sul set. Jancso però non rinuncia alle sue lunghe, a volte lunghissime, carrellate in piano-sequenza, caratteristica principale di tutto il suo cinema, e proprio nel finale la voce esterna commenta anche la tecnica cinematografica: “qualcuno che ammira le inquadrature lunghe perché dice che sono come le lunghe inquadrature della creazione di Dio, con le quali ha creato almeno un film dell’Universo.” Altra caratteristica della parte finale della sua carriera cinematografica sono i tanti nudi femminili. Qui una donna di origini francesi, Nathalie (Magdolna Riman), si aggira completamente nuda per i locali, donna di tutti e di nessuno, corpo di bellezza e piacere che non ha praticamente parola ed è ridotta quasi ad oggetto scenico, cosa che potrebbe al giorno d’oggi innescare molte critiche. Sempre dal film traiamo una spiegazione: “Che questa nudità goffamente perfetta ci rivesta tutti, che questa nudità sia il fiore della sopravvivenza, il ritratto ingrandito della gioia.” (voto 5/6)
Trama a cura della redazione di
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