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Cast
  • Rita Calderoni
  • Stefano Oppedisano
  • Isarco Ravaioli
Produzione
  • G.R.P. Cinematografica

La verita secondo Satana (1972)

Regia

Renato Polselli

Trama

Finalmente, nel 1972 arriviamo al primo vero film di Polselli girato con la libertà e la follia visionaria che lo caratterizzerà in seguito. La verità secondo Satana ha fondamentalmente una trama che potrebbe appartenere a tanti altri “gialli” all’italiana del periodo (tutti figliastri de I diabolici di Clouzot): un uomo si suicida perché accusa la propria amante di trattarlo con freddezza e di mancanza d’amore. La chiama a casa e si accoltella davanti a lei per farla incolpare di omicidio. La donna, Diana, ne nasconde il corpo in una cassapanca non sapendo bene cosa fare per paura di essere accusata. Nel frattempo da una finestra un “testimone” si paventa e si fa accogliere in casa minacciandola. In realtà è una specie di buffone, di giullare impertinente che stuzzica e contribuisce a far impazzire la donna la cui mente le fa vedere il cadavere sparire, riapparire vivo, poi morto in una vasca da bagno, poi nuovamente nella cassapanca… dietro a ciò vi è, in realtà, un gioco crudele che porta ad un finale tragico. Questa trama però viene stravolta da Polselli con un montaggio delirante (potremmo citare quelli storici di Ejzenstein o Resnais se non rischiassimo di essere impertinenti…) che inserisce immagini d’archivio di guerra e di proteste operaie, flashback con primi piani su sfondi colorati tipo pop-art, danze tra il sabbatico e il freelove a tempo di beat, passaggi sadomaso, scene oniriche e batailliane, immagini cristologiche. Il film si innesta nella scia di quel tipo di cinema inclassificabile che tra il pre e il post sessantotto ha visto tra i suoi esponenti gente come Ray Dennis Steckler, Romano Scavolini, Alberto Cavallone e altri sperimentatori controculturali. Protagonista è una Rita Calderoni quasi sempre nuda e che non si risparmia lasciandosi cospargere di fegato crudo mangiato e leccato sul suo corpo da un grosso cane nero, facendosi frustare, docciare nuda in una vasca, mimando un blowjob con un grissino e accennando scene lesbiche con la bella colored Marie-Paul Bastin. Pare anche che ci sia una scena di orgasmo non simulato, almeno da quello che racconta lo stesso Polselli ma che non è contenuta nella versione da me visionata (il film non è facilmente rintracciabile). “Polselli sostiene che fosse un hard, con scene inserite per l’estero” scrive il Giusti nel suo Stracult. Figlio di una produzione trafficata, il film è disordinato e confusionario ma questo diventa quasi un pregio. “Ho girato questo film in una doppia, tripla versione, e è stato rilasciato quattro o cinque volte, ogni volta con aggiunta di nuovo girato.” (*). (Voto 6+) Non sembra esserci product placement anche se su una mensola si vede una fila di bottiglie alcoliche tra cui Rosso Antico, Martini, Stock 84…

Trama a cura della redazione di

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