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Cast
- Rita Calderoni
- Tano Cimarosa
- Stefano Oppedisano
Produzione
Delirio caldo (1972)
Regia
Renato Polselli
Trama
“Un delirio pop che sconfina sovente nel trash ma che conserva un fascino visivo a tratti straordinario” scrive il Davinotti sul suo sito https://www.davinotti.com/film/delirio-caldo/1053 e come sempre è puntuale nel sintetizzare sul cinema di genere italiano senza eccessive ed inutili elucubrazioni. Delirio caldo (1972/73) è un altro giallo, di impronta più argentiana con gusto baviano, con una trama farraginosa (e non particolarmente ben congeniata dato che uno spettatore sgamato capisce chi è l’assassino dopo venti minuti di film) ma impreziosito da una musica jazz travolgente (che fa pensare al miglior Jess Franco) e a trovate visionarie che continuano la strada intrapresa con La verità secondo Satana. Qui non è tanto il montaggio quanto proprio la costruzione di alcune scene (l’omicidio di Miss Heindrich/Katia Cardinali con quelle luci accecanti, la tortura di Cristina Perrier vista attraverso buchi di un muro con effetto stroboscopico, i deliri pop degli incubi di Rita Calderoni tra sadomaso e lesbismo…) che fa capire le capacità visive di Polselli, certo migliori di quelle da sceneggiatore e narratore. Infatti, di fianco a questi lampi immaginifici, lo spettatore è costretto a sorbirsi un’indagine da parte di un paio di poliziotti mal costruita e un intreccio scarsamente accattivante. Se inizia bene con un Mickey Hargitay serial killer e marito impotente che uccide una ragazza per poi rivelarsi essere un medico collaboratore della polizia, poi fatica ad avanzare quando i sospetti cadono su Tano Cimarosa, un personaggio che è simile a quello del “giullare” del film precedente, figure che dovrebbero essere ironiche ma sono a tratti solo insopportabili. Ma non vi è solo Hargitay assassino che non riesce a trattenersi davanti a belle e giovani gambe, ve ne è anche un altro che confonde le acque… Più interessante la parte dei rapporti famigliari del personaggio di Hargitay che ha una moglie a lui devota fino a ripetergli a più riprese che può far di lei ciò che vuole e che scivola nella follia piano piano (sempre Rita Calderoni qui chiamata a “recitare” di più che non nel precedente) e una di lei cugina dalle tendenze chiaramente lesbiche. Tra i tre si crea un rapporto pieno di ambiguità e tensioni sessuali (lui è impotente ma a lei va bene così e l’altra vorrebbe farsi la cugina…), meno “intellettualistico” del rapporto tra gli amanti di La verità secondo Satana e anche meno controllato dalla scrittura di Polselli. (voto 6) Non mi sembra che neppure in questo ci siano chiari product placement ma una Ford in primo piano potrebbe esserlo.
Trama a cura della redazione di
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