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Cast
- Joseph Cotten
- Massimo Girotti
- Rada Rassimov
- Elke Sommer
Produzione
Gli orrori del castello di Norimberga (Baron Blood) (1972)
Regia
Riccardo Freda
Trama
Peter, un giovane neolaureato americano, arriva in Austria (perché Norimberga?!) per indagare sull’origine del barone Otto Von Kliest, suo antenato nonché spietato assassino. Ad accoglierlo c’è lo zio Karl, professore universitario. Giunto al castello, Karl conosce Eva, studentessa ed esperta conoscitrice dell’edificio. Peter ha con sé una misteriosa pergamena che avrebbe il potere di richiamare dall’oltretomba il barone. I due giovani, presi dall’entusiasmo, evocano lo spirito del barone, per poi rimandarlo indietro. Peter però vuole scoprire di più sul proprio parente e la notte a seguire ripetono il rito. Questa volta però non riescono a ricacciare il mostro e innescano una catena di omicidi.
Anche in questo caso, Bava si trova alle prese con un progetto su commissione certamente non brillane. Nonostante la stagione d’oro del gotico italiano sia un lontano ricordo, questa pellicola ne è una formale erede. Un mostro tornato dalla morte sadico incline alla tortura, un castello tenebroso e nebbia fitta sono gli ingredienti principali di questo film. Bava, come al solito, veste i panni di Re Mida e trasforma una sceneggiatura più che modesta in un grande film. Sia chiaro. Siamo anni luce dai capolavori gotici baviani come La maschera del demonio, I tre volti della paura o Operazione paura, ma il risultato è più che soddisfacente. Gli effetti speciali, marchio di fabbrica del regista ligure, sono eccellenti. Partendo dall’aspetto sfigurato del barone, fino agli zombie vendicatori finale e passando dalle viscere nella vergine di Norimberga (ecco perché l’hanno chiamato così…) alla faccia bucata già vista ne La maschera del demonio.
Offre inoltre alcune sequenze fra le migliori del cinema di Bava. La seconda fuga di Eva dal barone per i vicoli della città è memorabile. La nebbia permea ogni angolo dell’inquadratura, permeabile solamente dalla luce che scolpisce il volto terrorizzato di Eva. La medium e la successiva seduta spiritica sono altrettanto ottime, con un eccellente uso della profondità di campo per creare un ponte fra il regno dei vivi e dei morti. Personalmente ho rivisto parecchio del suo cinema precedente, Per quanto riguarda la corsa di Eva e l’ambiente nebbioso credo che sia evidente il richiamo al borgo di Operazione paura, così come la medium. Mentre la seduta spiritica, ambientata in mezzo ad una radura illuminata da un sole pallido e da un grande falò, è figlia dei lavori precedenti di stampo avventuroso (Gli invasori e I coltelli del vendicatore).
Per il resto, Gli orrori del castello di Norimberga non offre particolari spunti di riflessione. Bava si conferma un maestro del cinema, capace di tirar fuori tutto il potenziale anche di progetti banali. E forse è meglio che sia andata così, perché Bava si è conquistato la libertà creativa con il secondo film che è stato prodotto da Alfred Leone, ovvero il capolavoro onirico Lisa e il diavolo. Che poi Leone, preso da un raptus di follia, l’abbia trasformato nell’abominevole La casa dell'esorcismo, è un altro paio di maniche…
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Francesco Sosta
Trama a cura della redazione di
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