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Cast
- Akihiko Katayama
- Michiko Saga
- Jun Tazaki
Produzione
-
Shintoho Film Distribution Committee
Gero no kubi (1955)
Regia
Daisuke Ito
Trama
Quello che andava bene per il protagonista di Osho, si adatta ancor meglio per Gero no kubi (Trad: La testa del servo, 1955): il protagonista di questo film è ancora una volta “un’anima nobile in un corpo umile”. Stiamo parlando di un samurai che nel Giappone di metà ‘800 è estremamente devoto al proprio padrone. Quando questo viene ucciso da uno sconosciuto (riconoscibile in seguito dai nove nei che porta sul volto e dal fatto che una delle sue dita è stata tranciata nella lotta), il nostro diventa servo del figlio che medita vendetta e con lui va alla ricerca dell’assassino del padre. Il padroncino è però malaticcio, debole e senza soldi, il servo è costretto a dare spettacoli per strada da saltimbanco per racimolare qualche soldo per sopravvivere. Quando incontra una bella e gentile donna che sembra avere un debole per lui, scopre che lei è la concubina proprio dell’assassino. In una schermaglia a spade, senza troppo volerlo ma semplicemente per difendersi, il nostro uccide l’uomo. Il padrone, invece di esserne grato, picchia il servo e lo insulta perché gli ha tolto la possibilità di vendicarsi lui per la morte del padre (cosa che per altro non sarebbe stato in grado di fare). Quando gli uomini del morto vengono a sapere della sua uccisione, si mettono in ricerca del servo che lo ha ucciso e il padrone di questo, dimostrandosi codardo e traditore, lo consegna agli uomini. Un film che mette alla berlina la pusillanimità di nobili senza un briciolo di onore che vessano i loro servitori che si dimostrano molto più onorevoli e “nobili” di loro, rappresentando “la storia di un cane morso dal suo stesso padrone” (Kitagawa dal catalogo del Festival del cinema Ritrovato 2026). Daisuke Ito filma con la solita capacità plastica, utilizzando la cinepresa per “scrivere” il film superandosi nell’illustrazione dei paesaggi, nelle scene collettive, nell’utilizzo degli spazi interni e finendo l’opera con una sequenza finale che riporta al western americano. Pezzo di bravura quasi sperimentale, il flusso di autocoscienza del padrone che si confessa davanti all’inquadratura fissa e prolungata di un foglio di carta bianco… (voto 7+)
Trama a cura della redazione di
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