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Cast
  • Katharine Alexander
  • Fredric March
  • Evelyn Venable
Produzione
  • Paramount
Distribuzione
  • Paramount

Death Takes a Holiday (La morte in vacanza) (1934)

Regia

Mitchell Leisen

Trama

Non di solo Daisuke Ito si vive al Festival del cinema ritrovato di Bologna. Costringendo lo spettatore a passare da un cinema ad un altro (spesso con i minuti contati) per l’incredibile quantità di film proiettati, il festival gli permette anche di saltare da un autore ad un altro, da un genere ad un altro con sbalzi stilistici completamente agli antipodi. Ci ha sorpreso favorevolmente, ad esempio, La morte in vacanza (1934) di Mitchell Leisen, un film che sembra una commedia fantastica ma che è molto di più. Il plot prevede che la morte in persona si prenda tre giorni di vacanza in… Italia e si incarni in un principe esotico, Sirki (Fredric March) che viene invitato (anzi costringe loro ad invitarlo...) da una famiglia di nobili tra cui si trovano un paio di contesse italiane (quella di Cattolica e di Parma…). E’ indubbio che questo dia il là ad una commedia (la parte comica è principalmente sulle spalle di due nobildonne che fanno di tutto per ingraziarsi l’uomo con esplicite intenzioni sessuali) caustica per come Sirki veda gli umani con le loro piccolezza, la loro vanità e i loro assurdi comportamenti, commedia che diventa romantica quando la morte si innamora di un’altra donna, Grazia (Evelyn Venable) scoprendo che “disprezzo le vostre bassezze, i vostro capricci, ma non riesco a non volerli condividere con voi”… Ma attenzione il film è molto di più. Tratto da una commedia italiana di Alberto Casella (drammaturgo e politico fascista attivo dagli anni Venti agli anni Sessanta del Novecento) è ammantata da un’atmosfera mortuaria che porta addirittura a considerare “la morte più semplice e genuina della vita”. Questo corteggiamento ed attrazione verso la morte diventa patologico nella figura di Grazia che già all’inizio vediamo dubbiosa sul suo futuro matrimonio perché “c’è qualcosa là fuori che devo capire” e che trova nell’innamoramento con la nera signora (seppur sottoforma di un elegante uomo, ma lei fa capire che subito era conscia su chi era quello che la avvicinava) la sua via. In pratica (ed evidentemente il codice Hays ancora non era ferreamente rispettato, lo diventerà poco dopo) il film rappresenta il suicidio di una donna insoddisfatta e infelice. Leisen (che, ci dice il curatore Ehsan Khoshbakht nella presentazione del film, non stava passando un buon periodo in quegli anni) crea un’elegante commedia borghese con evidenti derive drammatiche e gotiche (Fredric March che replica le tenebrose occhiate di Mr. Hyde, l’apparizione di Grazia a Sirki che possiamo inserire visivamente tra la sposa di Frankenstein e la fantasmatica Cecilia di Malombra). Nel 1998 è stato fatto il remake del film con Brad Pitt, Vi presento Joe Black di Martin Brest. (voto 7,5)

Trama a cura della redazione di

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