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Cast
- Fourouzan
- Ezzatolah Entezami
- Saeed Kangarani
- Ali Nasirian
Produzione
Dayereh-ye mina (The Cycle) (1979)
Regia
Dariush Mehrjui
Trama
Viaggio nell’inferno della sanità iraniana nel periodo dello Scià per Dariush Mehrjui che porta, nel 1974, sullo schermo un racconto di Gholam-Hossein, Dayereh-ye mina (The cycle, 1974). Un ragazzo porta all’ospedale il padre malato, ma nonostante venga riscontrato che è grave non è così semplice entrarvi. Aiutato da una bella infermiera che lo prende a ben volere (anche in senso… sessuale), lui e il padre si accampano all’esterno della struttura sfamati e accuditi dall’infermiera. Nel frattempo Alì (così si chiama il ragazzo) comincia a frequentare l’ospedale e a capire le dinamiche su come viene gestito. Scoprirà, ad esempio, che un dottore ha messo in piedi un’attività di donazione sangue a pagamento da rivendere all’ospedale lucrandoci sopra. Alì si offre di aiutarlo e comincia a raccattare poveracci dagli slump e a consegnarli al medico senza scrupoli che preleva il sangue, in un sotterraneo umido marcio in mezzo alla sporcizia e senza controllare nulla. Infatti il sangue arriva all’ospedale infetto ed un professore più deontologicamente corretto si mette contro al traffico per salvare vite. Ma la burocrazia, e la spietatezza di chi ci guadagna, fanno di tutto per non permetterglielo. Alì entrerà sempre più nel meccanismo (mette in piedi anche un traffico di cibo da strada utilizzando gli scarti della cucina dell’ospedale) senza alcun impedimento morale. Comincerà a guadagnare bene senza pensare alle vite in pericolo (anzi propone di far morire qualche paziente per dar la colpa al professore che si è messo contro) e senza più pensare al padre che intanto muore solitario… Alla fine Alì finirà percosso da amici del padre e finirà a strisciare nel fango, quel fango in cui sta immergendosi non solo fisicamente ma anche moralmente. L’ospedale è rappresentato come un girone infernale mal gestito tra corruzione e approssimazione; il regista indugia (ma neanche tanto, più che altro ci “documenta”) su paesaggi aridi e semidesertici e volti rugosi, malati, sporchi che emanano odore di povertà, volti che mostrano la loro disperata rassegnazione. Come scrive il curatore Khoshbakht sul catalogo del Festival del cinema ritrovato di Bologna 2026: “Il film ci introduce così in una società affetta da una sepsi economica, sociale e culturale – una società che, nel tentativo di curarsi, finirà per tagliarsi i polsi con la Rivoluzione del 1979” (voto 8) Sigarette Winston l’unico possibile product placement del film.
Trama a cura della redazione di
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